Un'altra scroccona a Cinque Stelle

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8 Febbraio Feb 2018 08 febbraio 2018

La portavoce in Ue incassava rimborsi mentre era in Italia con Di Maio

Maledetti scontrini: da inizio legislatura, il partito degli «onesti» a Cinque Stelle non fa che inciampare in storie poco chiare di rimborsi. Con soldi ovviamente pubblici.

Ora tocca a una stretta collaboratrice di Luigi Di Maio, tale Cristina Belotti, che di mestiere, in teoria, farebbe il «capo della comunicazione» del gruppo grillino al Parlamento europeo e come tale è (...)

(...) pagata, ma nella realtà starebbe sempre nel Bel paese a seguire le campagne dell'aspirante premier, da quella per il referendum a quella siciliana.

Ieri Repubblica ha scovato le carte che dimostrano come, all'interno del gruppo Efdd (che a Bruxelles riunisce i pentastellati con i loro alleati dell'Ukip) si sia svolto una sorta di processo segreto alla funzionaria grillina, che aveva chiesto all'Europarlamento diverse migliaia di euro di rimborsi che però non riguardavano, come prevedono le regole, le sue attività istituzionali, ma attività di partito in Italia. Rimborsi di viaggi aerei, soggiorni e diarie, anche per giorni di lavoro in cui si era dichiarata presente a Strasburgo ma, a parere dei funzionari europei, era assente. La signorina, nonostante la copertura dei vertici della Casaleggio, che hanno spiegato che era fuorisede per partecipare a «riunioni private», alla fine è stata costretta a fare marcia indietro, a rinunciare a buona parte dei rimborsi che avrebbe voluto intascare e infine a mettersi in «congedo non retribuito».

Un classico caso di malcostume politico, di quelli che i Cinque Stelle denunciano con toni drammatici quando riguardano altri. Stavolta invece, visto che riguarda loro, negano indignati: «Informazioni false e mistificatorie. Non c'è stata nessuna irregolarità nelle missioni in Italia di Belotti, infatti Repubblica non mostra alcun documento in supporto a quanto sostiene. Chiedano scusa». Il quotidiano, a stretto giro di posta, replica pubblicando le mail interne con cui i funzionari del gruppo Efdd hanno contestato punto per punto le irregolarità commesse dalla funzionaria grillina. La quale, si scopre, è stata anche denunciata al centro anti molestie del Parlamento europeo da un ex collaboratore del gruppo grillino, che parla di «clima di terrore» instaurato dalla beniamina della Casaleggio a Bruxelles. Il gruppo Efdd, cui ovviamente non fa piacere lo scandalo che riguarda la sua gestione dei fondi, parla di «normali verifiche» e minaccia querele. Ma sul caso si scatena la polemica politica. «Il M5S dà lezioni di moralità agli altri e poi non le applica a se stesso», denuncia il capogruppo Pd Ettore Rosato, che li accusa di «comportamenti truffaldini e poco trasparenti». Di «enorme scandalo sui rimborsi truccati» parla Maurizio Gasparri di Forza Italia: «Questi moralisti da quattro soldi usano le istituzioni per la loro propaganda. E la questione riguarda direttamente Di Maio», sottolinea. «Mentre in Francia, in meno di due giorni, tre ministri lasciano il governo per ragioni legate a rimborsi del Parlamento europeo, da noi il M5S resta inchiodato alla poltrona», nota Alessia Morani del Pd.

Intanto, il sito del Post scopre che buona parte del «programma elettorale» M5S è fatto con il copia-incolla: da Wikipedia, da testi di economisti come Fitoussi e persino da interventi di parlamentari Pd.

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