Gli americani salgono su Italo per portare l'alta velocità in Usa

Gli americani salgono su Italo per portare l'alta velocità in Usa
9 Febbraio Feb 2018 09 febbraio 2018

Montezemolo, Della Valle & C. vendono al fondo Gip Offerta da 2,4 miliardi per esportare un modello vincente

I 25 treni di Italo hanno cambiato binario: nel futuro del servizio di trasporto ferroviario sulla rete ad alta velocità garantito da Ntv non c'è più l'approdo in Borsa ma gli americani del fondo Global Infrastructure Partners (Gip).

Ieri il cda, dopo aver preso atto della decisione degli azionisti, ha deliberato il ritiro della domanda di quotazione. A far cambiare idea ai soci, tra cui i fondatori Luca Cordero di Montezemolo (al 12,71% del capitale), Diego Della Valle (al 17,14%) e Gianni Punzo (al 7,85%), sono stati gli 1,98 miliardi (2,42 miliardi se si comprende il debito) messi sul piatto dagli americani per la società che, dal 2012, gestisce il primo servizio in concorrenza con le Ferrovie dello Stato a cui continua ad appartenere la stessa rete (Rfi). L'offerta a stelle e strisce garantisce una valutazione pari a 72 volte gli utili e 15,5 volte il margine operativo lordo, più generosa dei 2,15 miliardi a cui Ntv era stata stimata da Kepler Cheuvreux in vista dell'approdo in Borsa. Offre inoltre la possibilità per i soci di imboccare definitivamente la via d'uscita (mentre per la quotazione prevedeva la cessione del 35-40% del capitale) o di reinvestire in Italo, alle stesse condizioni della vendita agli americani, fino a salire a un massimo del 25% del capitale di Ntv. E, infine, fa incassare ricche plusvalenze ai fondatori ma anche alle più o meno recenti new entry, come l'ad Flavio Cattaneo e il Fondo Peninsula.

Ntv è stata fondata nel 2006 con una dotazione iniziale di un milione di euro da Della Valle, Montezemolo, Punzo e, con il 5%, Giuseppe Sciarrone. La svolta è poi avvenuta, dopo anni di rosso, con la severa ristrutturazione del debito e la ricapitalizzazione da 100 milioni del 2015. Oggi, sulla base dell'ultimo bilancio, i treni di Italo corrono con un patrimonio di 124 milioni, oltre a un capitale investito di oltre 640 milioni. Ma c'è di più. Le ultime aperture del capitale - quella che ha permesso a Flavio Cattaneo di acquisire il 2,9% salendo così al 5,83% e quella che, lo scorso giugno, ha visto il Fondo Peninsula Capital comprare il 12,6% di Italo - sono state effettuato valorizzando la società poco meno di 510 milioni. Di fatto, in soli otto mesi Peninula Capital dovrebbe portare a casa una plusvalenza di 178 milioni su un investimento iniziale di 65. Ricche plusvalenze anche per Intesa Sanpaolo (al 18,8%) che dovrebbe incassare attorno ai 360 milioni per un investimento iniziale di circa 35 milioni. A vendere sono anche Generali (14,31%), Gianni Punzo (7,85%), Isabella Seragnoli (al 5,72%) e Alberto Bombassei (4,9%).

La decisione è stata presa nonostante gli accorati appelli di Roma. «La quotazione in Borsa di Ntv rappresenterebbe il perfetto coronamento di una storia di successo», avevano dichiarato in una nota congiunta il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan, a cui peraltro fa capo Fs che ha in agenda la quotazione del'Alta Velocità entro i prossimi 12 mesi. Ora la palla passa all'Antitrust (l'offerta è condizionata al via libera entro l'11 febbraio) e, in assenza di ulteriori ostacoli, il controllo farà capo al fondo Usa, costituito, ironia della sorte nel 2006, lo stesso anno della fondazione di Ntv.

Per i viaggiatori non dovrebbe cambiare molto. Gpi amministra 40 miliardi di investimenti in infrastrutture nel mondo e appare convinta delle opportunità ancora da esplorare sul territorio (oggi i viaggi giornalieri sono 68 e servono 13 milioni di passeggeri all'anno in 19 stazioni) oltre alla possibilità di utilizzare l'esperienza italiana altrove visto che, nel giro di pochi anni, si dovrebbero aprire alla concorrenza anche il mercato francese e quello spagnolo. «Siamo un modello da esportazione», ha dichiarato pochi giorni fa lo stesso Montezemolo.

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