I presidenti delle Camere primo banco di prova

I presidenti delle Camere primo banco di prova
9 Febbraio Feb 2018 15 giorni fa

Il nuovo Parlamento sarà convocato il 23 marzo. Così la scelta dei due nomi delineerà la legislatura

Non è un mistero che la partita elettorale che si giocherà il prossimo 4 marzo rischi seriamente di finire con un nulla di fatto. Una vera e propria impasse che potrebbe portare ad un governo di larghe intese oppure a nuove elezioni già prima dell'estate. Oggi fare previsioni è quasi impossibile, perché lo scenario è fluido e perché ogni considerazione andrà fatta solo avendo attentamente studiato i numeri in Parlamento dei singoli partiti e degli schieramenti in campo. C'è, però, un momento preciso in cui si potrà capire la sorte della prossima legislatura, un passaggio in cui le forze che si troveranno in Parlamento dovranno decidere la strada da percorrere: l'elezione dei presidenti di Camera e Senato. Sarà quello il banco di prova di un'eventuale maggioranza che voglia poi sostenere un governo di larghe intese. Non è un caso che al Quirinale lo considerino un passaggio chiave per orientarsi in consultazioni che potrebbero risultare lunghe e complesse.

L'appuntamento, dunque, è per venerdì 23 marzo, giorno in cui sono già convocate in prima seduta sia la Camera che il Senato. La partita più importante dal punto di vista istituzionale si giocherà a Palazzo Madama, visto che il presidente dell'assemblea è anche il supplente del capo dello Stato. Ed è per questa ragione che se le prime tre votazioni non danno esito positivo (a maggioranza assoluta dei suoi componenti le prime due, a maggioranza assoluta dei presenti la terza), alla quarta - che deve tenersi lo stesso giorno - si procede al ballottaggio tra i due più votati. Il legislatore, insomma, ha voluto evitare che la poltrona della seconda carica dello Stato possa rimanere vacante per più di qualche giorno. Un dettaglio: presiederà la seduta il senatore più anziano, cioè Giorgio Napolitano.

Leggermente diverso il discorso alla Camera, dove la partita è più articolata perché non c'è la deadline del ballottaggio. Nel primo scrutinio è richiesta la maggioranza di due terzi dei componenti Montecitorio, nel secondo e terzo quella di due terzi dei voti, dal quarto scrutinio è invece sufficiente la maggioranza assoluta. Un test, insomma, che potrebbe essere più politico, anche se non è affatto escluso - anzi è probabile - che le due partite di Camera e Senato finiscano per incrociarsi. A Montecitorio presiederà la seduta il vicepresidente più anziano per elezione, cioè Roberto Giachetti (vicepresidente dal 21 marzo 2013 come Luigi Di Maio, che prese però meno voti di lui).

Il vero spartiacque della legislatura, insomma, arriverà nell'ultima settimana di marzo, quando certamente il Senato e quasi certamente la Camera eleggeranno i successori di Piero Grasso e Laura Boldrini. Saranno le prove generali di eventuali nuove alleanze e di possibili larghe intese, che magari potrebbero portare a reintrodurre la prassi di avere due presidenti di schieramenti diversi. A partire dal 1976 e fino al 1994, infatti, mentre lo scranno più alto del Senato andava a un partito di maggioranza, la presidenza della Camera veniva attribuita all'opposizione. Chissà che un'eventuale pareggio elettorale non possa favorire una simile soluzione.

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