Jessica, Dax, Scrofani e la strage per gelosia Via Brioschi «maledetta»

9 Febbraio Feb 2018 09 febbraio 2018

L'omicidio del tranviere è soltanto l'ultimo di una lunga serie di fatti di sangue in zona

È lunga via Francesco Brioschi: dall'1 al 93 il contapassi segna quasi un chilometro e mezzo. E poi è stranamente tagliata in due, anche nei sensi di marcia: al di qua della circonvallazione le auto vanno solo verso il centro; al di là, solo verso la periferia. Come se in un senso la percorrano soltanto quelli che possono, quelli con lo sguardo rivolto al Duomo; nell'altro quelli che non possono, e che al Duomo sono costretti a dare le spalle. In mezzo, l'invalicabile anello della 90-91.

Il mondo che va da viale Tibaldi al civico 93 - il vasto edificio di una cooperativa Atm, dove ieri è stata trucidata Jessica Valentina Faoro - è il mondo di mezzo: l'ex ceto medio, ora impoverito, con uno stipendio stiracchiato, ma dignitoso; con le difficoltà a pagare le spese. Con i bar dove gli anziani giocano a carte, come una volta, mentre alla cassa, Serena, la proprietaria cinese, li chiama per nome storpiando le erre. «Qui ci vivono famiglie, operai, non è come in via Savoia, dove ci sono le case popolari e le baby gang», racconta Pasquale, indicando con il braccio la zona più povera, al di là dei giardinetti. È via Giovanni da Cermenate a segnare l'altro confine, quello con il terzo stato che non può nemmeno permettersi il canone calmierato della cooperativa.

Pasquale, come Margherita, nel palazzone dove è avvenuto l'omicidio della diciannovenne dal passato difficile, ci abita da 40 anni. Nel frattempo però sono state le persone a cambiare: «L'altro giorno ho salutato un inquilino: pensavo fosse nuovo, poi mi ha detto che vive qui già da tre anni. Un tempo, mi creda, non sarebbe mai successo», rimpiange il tranviere. «Siamo ancora una zona compatta, ci scriviamo nelle chat di quartiere, amiamo gli animali» prova a risollevare la situazione la collega. Ma negli altri c'è ancora lo sgomento per non essersi accorti dell'orrore che abitava nella prima scala a sinistra, all'interno della corte. «L'avevo vista quella ragazza, una sera intorno alle 9,30 con il suo cane - racconta un'altra guidatrice di tram (come l'omicida, Alessandro Garlaschi) - Mi chiedevo che ci facesse con lui: se solo avessi saputo, l'avrei abbracciata, l'avrei stretta al mio petto e le avrei detto Non stare con quel mostro». Le scendono le lacrime. E non si spiega come il collega, con cui aveva parlato poche volte, che «al lavoro era uno puntiglioso», fosse in fondo «una mente malata».

«Che cosa sta succedendo alla via Brioschi? Accade tutto qui» è il pensiero di un'altra pensionata. Ed in effetti, una serie di circostanze insolite hanno fatto sì che pochi metri e pochi anni ci sia stata una strana concentrazione di episodi di cronaca scioccanti. Nel 2002, dall'altro lato della strada, in Giovanni da Cermenate, la morte del vicequestore Paolo Scrofani: fu colpito alla testa nell'esplosione della casa di Massimo Santoro che si era asserragliato per evitare lo sfratto. Anche il poliziotto, si direbbe, fu vittima di una mente labile. Nel 2003 l'omicidio di Davide Cesare, «Dax», ucciso fuori da un bar di via Brioschi, dopo una rissa dai contorni politici. Nel giugno del 2016 la palazzina saltata in aria all'angolo con via Portoferraio, quando Giuseppe Pellicanò aprì il tubo del gas, causando la morte della moglie e di due vicini. «Mi ricordo ancora il boato», rammenta Margherita portandosi le mani alle orecchie. Anche la mente di quell'uomo era offuscata, dalla gelosia e dalla depressione. E poi c'è via Carcano, lì all'incrocio, teatro delle aggressioni con l'acido della coppia deviata Boettcher-Levato.

Alle solitudini e alle insicurezze di quel mondo di mezzo, pacato e diabolico, normale e disastroso, meno di un mese fa Jessica Valentina aveva aggiunto il suo disagio: la sua vita perduta, tra case famiglia e alloggi occupati. Proprio in quella «maledetta» via l'aveva vista un coetaneo pochi giorni prima, varcare la soglia dell'edificio dove poi avrebbe trovato la morte. Oggi a mente fredda racconta: «Era molto provata, non sapeva più come tirare avanti». Poi gira la chiave e entra. In via Brioschi, civico 93.

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