Renzi si nasconde dietro lo scudo di Minniti

Renzi si nasconde dietro lo scudo di Minniti
9 Febbraio Feb 2018 15 giorni fa

Il leader del Pd schiera il ministro nei comizi. La sinistra attacca: il governo ci imbavaglia

Roma - Attaccato da destra sulla gestione di immigrazione e sicurezza e da sinistra sulle risposte troppo deboli ai nuovi rigurgiti di intolleranza razzista, il Pd è in affanno.

Il caso Macerata e i suoi miasmi avvelenano la campagna elettorale, e Matteo Renzi cerca una exit strategy. Così, nelle ultime ore, il leader dem riscopre Marco Minniti. Dopo mesi di freddezza tra i due e dopo la tensione esplosa sulle liste, il ministro degli Interni diventa il jolly da giocare a tutto campo, per tentare di preservare quel voto moderato che - si teme - potrebbe fuggire a causa di una linea incerta sui temi che stanno monopolizzando la partita del voto. Matteo Renzi annuncia che lunedì prossimo Minniti sarà al suo fianco a Firenze, con i sindaci toscani del Pd, «e parleremo di sicurezza, a testa alta». E plaude all'operato del titolare del Viminale: «La sua strategia di Minniti è giusta: bloccare le partenze, porre il tema in sede europea, investire in cultura per cui chi viene qui deve rispettare le nostre regole», spiegava ieri a in un'intervista a La Nazione. «Impegnandosi tutti assieme sulla linea tracciata dal governo possiamo superare anche questa emergenza. Già oggi gli sbarchi sono diminuiti». In serata, a Rai3, torna sul punto: «Noi abbiamo fatto delle cose che nessun altro ha mai fatto e sono molto contento del lavoro di Minniti». Del resto, pochi giorni fa, un prestigioso settimanale anglosassone come l'Economist aveva celebrato «The Minniti Method», spiegando che, grazie al ministro italiano, «ora anche la sinistra ha una risposta» alla crisi migratoria. Poi Renzi denuncia «l'atto di razzismo devastante» di Macerata e accusa: «Chi in questa fase alimenta tensione, e il primo è Salvini, sta facendo un calcolo elettorale sbagliato ma soprattutto poco serio. Ma per me l'uomo che ha sparato non è un candidato della Lega, quello che stringe la mano a Salvini, è un criminale e basta».

Il riavvicinamento segue allo scontro che si era consumato tra i due nei giorni convulsi delle candidature, e che avevano causato uno strappo non da poco tra i due, con il ministro degli Interni che non aveva votato nella Direzione Pd notturna del 26 gennaio scorso. Minniti aveva già ingoiato il rospo di venire candidato in un collegio uninominale, quello di Pesaro, che, già prima dei fatti di Macerata, era considerato difficile per il centrosinistra. Ma a mandarlo su tutte le furie era stato un altro episodio: «Renzi - racconta un testimone - aveva chiesto al ministro di dargli i nomi per lui irrinunciabili, per metterli in lista. Marco ne aveva chiesti solo due: Nicola Latorre e Enzo Amendola. A liste chiuse, ha scoperto stupefatto che Latorre non c'era, e che Amendola era stato candidato in una posizione praticamente impossibile. Un vero e proprio sgarbo, difficile da mandare giù».

Ora, in campagna elettorale, le tensioni vengono accantonate per il bene del partito, ma all'indomani delle elezioni potrebbero riemergere.

Minniti rivendica di aver denunciato già un anno fa i rischi per la «tenuta democratica» dell'Italia, davanti agli sbarchi senza sosta dei migranti. «Noi fermando gli sbarchi, costruendo la legalità e la sicurezza abbiamo fatto capire qual è il confine tra democrazia e populismo, che incatena i cittadini alle paure. E lo abbiamo fatto senza muri, senza filo spinato e senza evocare l'invasione». Ma intanto la sua decisione di fermare le opposte manifestazioni di Anpi e Casa Pound indette a Macerata scatena contro di lui la sinistra radical di Leu: «La scelta che avete fatto di vietare la possibilità di manifestare sabato prossimo a Macerata è sbagliata e pericolosa», scrivono gli esponenti di Leu Pippo Civati, Nicola Fratoianni e Roberto Speranza in una lettera al premier Paolo Gentiloni e allo stesso Minniti. Il Pd replica che la manifestazione Anpi è stata sospesa dagli stessi organizzatori. Ma diverse sigle della sinistra (Leu inclusa) sfidano il governo annunciando che scenderanno comunque in piazza.

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