"La ripresa del Paese va messa in rete giocando all'attacco con l'innovazione"

La ripresa del Paese va messa in rete giocando all'attacco con l'innovazione
11 Febbraio Feb 2018 11 febbraio 2018

L'agenda delle assise generali di Confindustria e l'appello alla politica

Venerdì prossimo a Verona, gli industriali di Confindustria sono convocati alle Assise Generali: che appuntamento sarà per l'economia, l'associazione e per il Paese?

A parlarne con il Giornale è Antonello Montante (nella foto), uomo di punta della squadra del presidente Vincenzo Boccia, che per queste assise lavora da più di sei mesi, anche per il ruolo strategico che svolge all'interno di Confindustria: presidente di Retimpresa, l'agenzia per le reti di impresa e i network aziendali. Un serbatoio di 26.861 imprese aggregate in 4.423 contratti di rete, per un volume di 370 mila dipendenti e 90 miliardi di euro di fatturato.

Le Assise Generali non si tenevano più da anni. L'ultima è stata nel 2011, presidente Emma Marcegaglia. Perché avete deciso di riconvocarle?

«Perché l'Italia si trova ad un bivio delicato: andare avanti e consolidare la ripresa, oppure arretrare, mettendo a rischio la nostra posizione di secondo Paese industriale d'Europa. Abbiamo scelto di non invitare i politici per lasciare la scena alle proposte degli imprenditori. Attraverso sei tavoli tematici si tireranno le conclusioni di questi mesi di lavoro e ne uscirà un documento ufficiale con le linee programmatiche per la politica, per il governo che verrà».

Lo presenterete venerdì?

«Sì, al termine dei lavori il nostro presidente farà una conferenza stampa».

Tra le priorità pare di capire ci sia il fisco: Confindustria apprezza la flat tax, giusto?

«Puntiamo molto su una semplificazione fiscale che alleggerisca gli oneri per imprese e lavoratori. In quest'ottica va inserita la riduzione delle aliquote, che è alla base del principio della flat tax. Ma oltre ai grandi temi, come questo, il lavoro o il welfare, le Assise serviranno a mettere fuoco alcuni punti decisivi per lo sviluppo e la crescita delle imprese».

Ne dica uno.

«Prima di tutto l'innovazione. Con l'Industria 4.0, fondamentale per le imprese che giocano sul piano globale. Non a caso la Germania è arrivata al 4.0 sette anni prima di noi».

È in questa direzione che servono le reti?

«Le reti sono uno strumento decisivo per le imprese italiane per colmare il gap culturale che abbiamo proprio con la Germania, l'unico Paese europeo che ci sta davanti nel manifatturiero. Le reti le abbiamo inventate in Italia e al loro interno si fa l'innovazione. E attenzione: dobbiamo guardare alla Germania per evitare che dalle retrovie arrivi la Francia, relegandoci al terzo posto».

Dica di più sulle reti.

«Nascono sulla base di una norma del 2009 come strumento per superare e migliorare il concetto dei distretti. Il contratto di rete crea un network solido e riconoscibile anche all'esterno, attorno ad un programma comune e obiettivi di sviluppo condivisi tra le imprese e misurabili, lasciando ad ognuna identità e autonomia, senza determinare un nuovo soggetto giuridico, nè vincoli societari e fiscali: ci mettiamo insieme per affrontare un problema aziendale come può essere un programma di internazionalizzazione, di ricerca, di promozione e valorizzazione della filiera turistica e culturale, o anche di welfare aziendale».

Un esempio?

«Facciamolo proprio di tipo 4.0: a un impresa serve una stampate laser che costa 4 milioni? Con la rete la si compra tutti insieme e la si condivide. Su questo principio, in un Paese come il nostro, possono poi nascere reti anche molto variegate: un'impresa di biciclette fa rete con una di agriturismo; e nel gruppo arriva poi a inserirsi un'azienda alimentare».

E Confindustria si mette a disposizione?

«Siamo il punto di partenza. L'impresa interessata può rivolgersi alla sua associazione territoriale, o alla nazionale, dove c'è un gruppo tecnico per la consulenza, gratuita, mirata a fare il contratto di rete e a sostenere le esigenze di sviluppo del network aziende. All'interno ci siamo noi, Retimpresa, e la società che eroga i servizi».

E la politica cosa può fare?

«Semplificare e fare dell'innovazione una delle priorità del Paese».

Commenti

Commenta anche tu