E Di Maio in cerca di voti vuole nazionalizzare la rete di Telecom Italia

E Di Maio in cerca di voti vuole nazionalizzare la rete di Telecom Italia
13 Febbraio Feb 2018 10 giorni fa

Proposte d'altri tempi

Il Movimento 5 Stelle auspica la nazionalizzazione della rete Telecom che deve confluire in una società a controllo pubblico. Lo dice a Radiocor il candidato Premier del movimento Luigi Di Maio. Peccato che portar via la rete a Telecom significa azzerare il valore della società stessa visto che l'asset vale circa 15 miliardi ossia la sua capitalizzazione in Borsa. Ma c'è anche un altro problema: la rete, un bene prezioso, deve funzionare a meraviglia ed essere sempre aggiornata. Insomma la gestione pubblica è ben lontana da criteri di efficienza di questo tipo. Terza considerazione: la reazione degli azionisti a una simile mossa dato che certamente soldi pubblici per comperare l'asset non ci sono. E quindi servirebbe una «nazionalizzazione» in piena regola per riportarla in mano pubblica, come auspica Di Maio.

Per il candidato premier la mossa «offrirebbe una par condicio regolamentare e operativa a tutti i fornitori di servizi». Intento lodevole, ma che di fatto c'è già e sarà implementato nei prossimi mesi dal progetto presentato dalla stessa Telecom all'Agcom. Forse Di Maio vede la questione anche come fonte di consensi. «Investire nel miglioramento della rete e nella fibra significa creare moltissima ricchezza e posti di lavoro, andando rapidamente verso l'obiettivo di eliminare il digital divide che mina la competitività del Paese».

Il problema è che spesso, in Italia, pubblico vuol dire dispersione di ricchezza. Una rete «pubblica» potrebbe investire, per convenienze elettorali, in zone assolutamente prive di valenza economica. Un precedente famoso è il noto progetto Socrate, iniziato nel 1996 quando Telecom era ancora in mani pubbliche. Gli investimenti sulla rete in fibra con tanto di scavi vennero fatti a Palermo e Bari e non a Milano. Risultato: miliardi di (vecchie) lire buttati al vento. Sbagliare è umano, perseverare è diabolico.

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