Fazio, Conti e i salotti snob: ecco i rosiconi di Sanremo

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13 Febbraio Feb 2018 13 febbraio 2018

Pochi avevano puntato un centesimo sul trionfo di Papa Claudio che era presentato come un "sacrestano" ma poi ha fatto sold out al Conclave

Finito il Festival di Baglioni, inizia il festival dei rosiconi. Per carità, sia detto con leggerezza, però quest'edizione ha battuto tutti, quindi a qualcuno resta l'amaro in bocca. Fateci caso, adesso è un coro di peana che al confronto l'Antoniano è stonato. Ma fino a mercoledì 7 febbraio ore 10 (pubblicazione dati Auditel) pochi avevano puntato un centesimo sul trionfo di Papa Claudio che era presentato come un «sacrestano» ma poi ha fatto sold out al Conclave. Superato il temutissimo tris stravincente di Carlo Conti. E ridmensionato pure Fabio Fazio, peraltro bocciato nel suo ultimo Festival. Di sicuro rosica un po' anche chi dava per spacciata la tv generalista, destinata a un inglorioso funerale dall'arrivo di reti specializzate per un pubblico da zero virgola di share.

L'«effetto Baglioni» non ha soltanto confermato il Festival come il «tinello degli italiani», alla faccia di chi fino a pochi anni fa lo voleva addirittura chiudere, ma ha chiarito che l'ex Divo, ormai Papa, da quel tinello non se ne era mai definitivamente andato. Claudio Baglioni è come la Democrazia Cristiana, che nessuno ammetteva di votare ma poi prendeva il 30%, o come l'Isola dei Famosi, che tanti schifano ma poi non si perdono un pettegolezzo. Insomma, al netto dei dati di ascolti e dei lucabarbarossa o delle ornellevanoni, questo Festival ha smascherato il Baglioni che è in noi e che in tanti salotti chic guai ad ammetterlo. Tutti cantano Baglioni, pure chi non lo confesserebbe neanche sotto tortura. E questa nostalgia canaglia ha fatto passare in secondo piano anche le critiche sulla potente autoreferenzialità di alcune scelte o, per essere più terra terra, sulla lunghezza delle serate. Oddio, all'inizio quando il BaglionOne è apparso più infeltrito di Mattarella, c'è chi si è fregato le mani. Ma poi ciaone. E ora non gli resta che rosicare. Meglio se in silenzio.

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