«Il mio bistrot d'arte un tuffo nei Trenta»

13 Febbraio Feb 2018 13 febbraio 2018

Il sogno coronato di un ex manager, salotto raffinato con mostre e teatro

Mimmo di Marzio

«Il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni» diceva il pittore Amedeo Modigliani, il quale morì a soli 35 anni ma senza rimpianti. Il sogno nel cassetto di David Ponzecchi, ex manager farmaceutico felicemente liquidato, era coronare l'arte dell'ospitalità, inventando un luogo che cristallizzasse le unità aristoteliche del buon vivere: estetica, cibo di qualità, arti. «All'inizio volevo creare una galleria d'arte - dice accarezzandosi la barba curata da dandy - ma poi ho capito che il mio vero desiderio era uno spazio che rendesse omaggio alla grandezza del primo Novecento, quello che ha segnato indelebilmente l'identità della nostra cultura europea. E oggi si parla di Europa, no?». Varcare la soglia dell'Apres-coup Arte è un'esperienza difficilmente catalogabile tra quelle dei bistrot contemporanei che sorgono come i funghi nella nostra città. Si potrebbe anzi parlare di controtendenza, quella che contrappone l'elogio della lentezza alla frammentarietà e alla rapidità dell'era digitale. Nel salotto con pochi coperti ricavato da un'ex officina di Porta Romana, che ricorda quello di un interno decò degli anni Trenta, tutto parla di lentezza e di gusto per la ricercatezza: dall'antiquariato degli arredi collezionati uno a uno ai servizi di porcellana, dalle abat-jour liberty originali fino alle posate d'inizio secolo in bachelite e ai libri rari da sfogliare. Anche la cucina racconta la grande bellezza del secolo breve, con ricette ispirate alle avanguardie artistiche come il Futurismo e l'astrattismo. Passatista e nostalgico? «Niente affatto - dice Ponzecchi mostrando gli spazi che, dai velluti dell'elegante bistrot-sala da the, sfociano in una galleria d'arte che espone fotografia contemporanea, per terminare in un atelier di moda etnica. «Aprés-coup nasce come un luogo d'arte e qui le ospitiamo tutte: non solo quelle visive, ma anche musica e teatro». Un proscenio sullo sfondo del bistrot rimanda alla tradizione dei cafè-concert. «Io lo chiamo teatro prossimale perchè qui si ha l'opportunità di assistere a piéce di grandi attori che recitano ad un palmo del proprio tavolo». Dopo le performance di Arianna Scommegna (Cleopatras di Testori) e di Federica Fracassi (Melologo su poesie di Pavese con musiche di Piazzolla), domani andrà in scena «Cosa beveva Janis Joplin?», spettacolo blues di e con Roberta Lidia De Stefano e Flavia Ripa.

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