"Islam e intrattenimento sono incompatibili". Censurato lo show del predicatore moderato

Islam e intrattenimento sono incompatibili.  Censurato lo show del predicatore moderato
13 Febbraio Feb 2018 13 febbraio 2018

Per il Diyanet turco non si può parlare di Islam assieme a donne che ballano vestite in abiti succinti. E l'autorità di Ankara per il controllo dei media chiude il programma televisivo del predicatore creazionista Adnan Oktar

Non si può parlare di Islam assieme a donne che ballano vestite all’occidentale. Per questo l’autorità di controllo per la radio e la televisione di Ankara ha deciso di sospendere il programma televisivo di Adnan Oktar, il predicatore turco divenuto celebre in tutto il mondo con lo pseudonimo di Harun Yahya per i suoi volumi sul creazionismo islamico tradotti in decine di lingue.

Nel suo canale televisivo, sul quale si sintonizzano ogni giorno 500mila turchi, Oktar conduce una trasmissione in cui canta, balla e discute di religione davanti a decine di donne. Le sue “gattine”, come le chiama affettuosamente il predicatore, sono donne musulmane che considerano il velo un orpello inutile e danzano su tacchi vertiginosi, fasciate in abiti succinti. Un format, questo, giudicato “offensivo” dal presidente del Diyanet, il Consiglio per gli Affari Religiosi, Ali Erbaş. "L’intrattenimento non può coesistere con i discorsi sulla religione, ha tuonato il capo della massima istituzione religiosa turca, definendo Oktar “uno squilibrato”. Per questo, ha specificato Erbaş sul quotidiano turco Hurriyet, “non è giusto seguire il suo canale televisivo".

Lo show del predicatore viola “le pari opportunità e i diritti delle donne”, spiega l'autorità turca per il controllo dei media, che afferma di aver ricevuto, dall'inizio dell'anno, oltre 6mila segnalazioni da parte dei cittadini. L’accostamento tra sacro e profano non convincerebbe, quindi, i telespettatori più tradizionalisti. E tra loro c’è anche chi accusa Oktar di plagiare ragazze e ragazzi di buona famiglia per cooptarli nella sua "setta". Lo scorso gennaio il tribunale di Istanbul ha emesso un ordine restrittivo nei confronti di due “gattine”, figlie di un cittadino turco residente in Austria, che incolpava Oktar di aver costretto le ragazze, di 17 e 19 anni, a prendere parte al programma dello scandalo.

Il capo dell’organizzazione che promuove una visione moderata dell’Islam, però, si difende. “Religione e intrattenimento non sono incompatibili”, ha detto Oktar alla Reuters. “Non c’è alcun principio legale, morale o religioso che vieti di parlare di religione o di recitare il Corano in un ambiente in cui ci siano danze e intrattenimento”, si legge in un comunicato stampa diffuso dalla fondazione presieduta da Oktar. “Nel nostro Paese, dove il 99% della popolazione è musulmana, la maggior parte delle persone frequenta discoteche e locali e può discutere di religione in questi luoghi. Non è sicuramente conforme al Corano, invece, affermare che la maggioranza dei turchi dovrebbero smettere di parlare di religione perché frequentano luoghi di svago”. Le osservazioni del Diyanet sono sbagliate “dal punto di vista religioso, legale e sociale”, scrivono dunque dalla sua fondazione, pretendendo le scuse immediate di Erbaş. Il suo programma sarà comunque sospeso per almeno cinque puntate, mentre il predicatore è stato condannato a pagare una multa pari al 5% degli introiti mensili del canale televisivo.

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