L'autogol dello Stato con Italo

13 Febbraio Feb 2018 9 giorni fa

Chapeau. Da antico sostenitore del libero mercato e della concorrenza, dico che la compagine degli azionisti di NtvItalo ha concluso un'ottima operazione con la vendita per 2,5 miliardi di euro della società al fondo americano Gip. Non mi straccio certo le vesti in nome dell'italianità perduta. Il pomo della discordia è un altro. Lo Stato, proprietario di FS e di Frecciarossa, ha investito dicono in 11 anni 32 miliardi nell'infrastruttura per l'alta velocità. Il costo e le condizioni della concessione non sono note Lo Stato si è dimostrato poco lungimirante: ha creato un competitor interno; un autogol mai visto in nessun altro Paese. Si dice: con la competizione si sono abbassati i prezzi. Domando: occorreva aprire ad un player privato per ridurre il costo del biglietto ai trasportati? Non credo: lo Stato poteva adottare le stesse misure: calare i prezzi, aumentare le corse. Ha deciso di non fare così. In questo Paese la collaborazione fra Stato e imprese private non è mai stata una storia edificante. Si tratta di joint venture dove a rimetterci è sempre la parte pubblica. Nel caso di NTVItalo l'evidenza è solare. Lo Stato ha preparato il terreno al successo della società. Dunque: un affaire non per tutti. D'altronde, quando vanno in scena accordi fra Stato e grandi realtà imprenditoriali c'è sempre lo zampino di aderenze politiche. Siamo dalle parti delle privatizzazioni molto interessate. È il vizietto storico del conflitto d'interesse costante. La partita Telecom, come la cessione della rete autostradale, fa parte di una letteratura di genere piuttosto in voga nel Belpaese. Conviene ricordarlo.

Pensierino finale: si è investito sull'alta velocità MilanoRoma mandando definitivamente al tappeto Alitalia quando era dello Stato; che, come noto, sopravviveva solo per quelle tratte. È lo Stato che si morde la coda. E va su un binario morto.

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