Tre governatori per Fontana. Berlusconi: "Vince di sicuro"

Tre governatori per Fontana. Berlusconi: Vince di sicuro
13 Febbraio Feb 2018 9 giorni fa

Toti, Maroni e Zaia con il candidato del centrodestra. L'aspirante governatore: "Picconeremo lo statalismo"

Al Palazzo delle Stelline tira l'aria di chi cerca di capire che aria tira, chi sale e chi scende, mentre il candidato presidente della Regione, Attilio Fontana, posa a mani incrociate come i quattro moschettieri con i «governatori» di centrodestra del Nord: Giovanni Toti, Liguria, Luca Zaia, Veneto, e naturalmente Roberto Maroni, Lombardia, tutti insieme per sostenerlo. Si parla di «autonomia» e volano parole immaginifiche come «Big Bang» o «muro di Berlino» (copyright Zaia) mentre Maroni illustra il documento siglato con il governo in cui è scritto «compartecipazione al gettito di uno o più tributi erariali» e «fabbisogni standard».

Fontana si arrampica sulla metafora del presidente del Veneto: «Luca ha cominciato a picconare il muro centralista che è caduto. Ci sarà uno stato federalista non più centralista. Chiederemo tutte le materie e magari strada facendo se ne aggiungerà qualcuna».

Toti, che fa anche lui parte del partito dei governatori duri e puri, non si sottrae, tanto più che siamo in campagna elettorale: «Il Moloch centralista è un muro che in Italia non è ancora cambiato dalla caduta del muro di Berlino nonostante i tentativi. Il governo Renzi ha provato a far aumentare il tasso di centralismo. Oggi abbiamo invertito la tendenza». Maroni, avanti nelle trattative, al momento è arrivato a quota 14 (tra cui sicurezza, protezione civile, governo del territorio e legge sulle moschee), paragona se stesso e Luca Zaia «al leone veneto e alla volpe». E se qualcuno gli chiede del suo futuro, svicola: «Sono a disposizione di Attilio». Giorgio Gori, favorevole al referendum sull'autonomia, ha qualche timore: «Per l'autonomia non mi faccio l'illusione di un percorso in discesa, perché l'accordo con il governo va santificato da un voto a maggioranza assoluta di Camera e Senato. Vanno convinti, per intenderci, anche i parlamentari del Sud».

A sinistra circolano sondaggi che parlano di sei o addirittura quattro punti di distanza tra i due candidati, con Fontana avanti ma senza le distese oceaniche (dieci o quattordici punti) che lo separino da Giorgio Gori. Silvio Berlusconi, dai microfoni di Radio Lombardia, si sente in dovere di sottolineare la distanza dall'uomo di Renzi: «Ho stima in Gori, lo conosco benissimo, è stato un bravo manager Mediaset. Proprio per questo non capisco come possa stare dalla parte della sinistra. Diciamo che è il volto presentabile di una sinistra che non è mai cambiata e non è più presentabile». Poi si lancia in una previsione sul futuro: «Noi sosteniamo Attilio Fontana e sono certo che otterrà una vittoria sicura e con largo margine».

In ogni caso Fontana, come succede quasi sempre a chi è in vantaggio, non ritiene opportuno il confronto con Gori. «Chi ha paura del confronto non ha la statura per diventare presidente della Lombardia» scrive su twitter Gori. E Fontana replica che non intende fare alcun confronto all'americana e che non vuole farsi dire come condurre la campagna elettorale: «Parteciperò ai dibattiti già programmati e avrà modo di incontrarmi presto».

Fontana non rivela molto neppure di ciò che ha in mente per il futuro, in caso di vittoria. Qualche assessore? Pensa a una delega alle Pari opportunità? La domanda arriva in questi giorni in cui la condizione della donna sembra nuovamente sotto violento attacco. Il candidato però si sottrarre. «L'unica cosa che mi sono lasciato scappare è che penso a un assessorato alla montagna». Tutto il resto può aspettare. Quanto all'immigrazione, chiede una moratoria, ma non si può dire che sulle sue labbra sia una frase inattesa.

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