Nato: "15 dei 29 membri investiranno il 2% del Pil entro il 2024"

Nato: 15 dei 29 membri investiranno il 2% del Pil entro il 2024
14 Febbraio Feb 2018 9 giorni fa

È quanto ha annunciato il Segretario generale della Nato a poche ore dalla conferenza dei ministri della Difesa dell’Alleanza. Attesa per il discorso del Segretario alla Difesa Usa.

"La maggior parte dei membri della Nato raggiungerà l'obiettivo di spesa del 2% del Prodotto Interno Lordo nella Difesa entro il 2024, ma abbiamo ancora molta strada da fare. Le cifre indicano che 15 dei 29 membri della Nato raggiungeranno l'obiettivo tra sei anni, con tutti i Paesi dell’Alleanza che hanno aumentato la spesa per la Difesa in risposta alle sfide in Europa e altrove”.

E’ quanto ha annunciato il Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, a poche ore dalla conferenza dei ministri della Difesa dell’Alleanza che si terrà a Bruxelles. Tra i punti all’ordine del giorno, il gruppo di pianificazione nucleare e la modernizzazione della struttura decisionale della Nato con l'istituzione di un nuovo comando riunito per l'Atlantico ed un quartier generale ausiliario per garantire un rapido spostamento delle forze all'interno dell'Europa.

“L'equa condivisione degli oneri è fondamentale per la nostra sicurezza condivisa. Al vertice Nato in Galles del 2014, dopo anni di declino, i leader decisero di investire il 2% del PIL nella Difesa. Nel 2014, soltanto Stati Uniti (che da soli rappresentano oltre la metà delle spese militari della Nato) Regno Unito e Grecia spendevano il 2% o più nella Difesa. Quest'anno ci aspettiamo che otto alleati raggiungano l'obiettivo. Entro il 2024 prevediamo che almeno 15 alleati spenderanno il 2% del PIL o più nella Difesa. Negli ultimi tre anni gli alleati europei ed il Canada hanno aggiunto 46 miliardi di dollari ai bilanci della Difesa ed investito 19 miliardi di dollari in più nelle principali attrezzature militari. Entro il 2024, si prevede che 22 dei 29 alleati investiranno il 20% dei loro bilanci della Difesa nelle principali attrezzature militari per migliorare le nostre forze e la loro prontezza operativa”.

Trump e la soglia del 2%: Traguardo o minimo indispensabile?

“Il contribuente americano non può più sobbarcarsi una sproporzionata quota a difesa dei valori occidentali e della Nato. Gli americani non possono e non vogliono più preoccuparsi del futuro dei vostri figli. La scarsa prontezza militare dimostra una mancanza di rispetto per noi stessi, per l'Alleanza e per le libertà che avete ereditato, ora chiaramente in pericolo. Gli Stati Uniti rispetteranno gli obblighi in seno alla Nato, ma potrebbero ridimensionare il loro impegno nei confronti di quei membri europei che entro l’anno non avranno messo in atto un piano per raggiungere la soglia del 2% per la spesa militare”.

Con queste parole il Segretario alla Difesa Jim Mattis iniziò lo scorso anno il suo primo discorso dinanzi i 28 membri della Nato. Le parole di Mattis riflettevano il pensiero dell’amministrazione Trump per una maggiore condivisione dei costi militari. A distanza di un anno c’è attesa per il discorso del Segretario alla Difesa Usa. Particolare attenzione sarà probabilmente rivolta alla Germania, la potenza economica dell'Europa, che investe poco più dell'1% del suo PIL nella Difesa. C’è poi da capire il linguaggio del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump che oggi considera la soglia del 2% come minimo indispensabile da raggiungere e non più come un traguardo per ogni Paese della Nato.

Nella richiesta al Congresso formulata poche ore fa, Trump chiede 6,5 miliardi di dollari per l’European Deterrence Initiative. Lo scorso anno la spesa per quella che era nota come European Reassurance Initiative era di 4,7 miliardi di dollari.

Concepire la Nato oggi

L'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord è stata concepita per supportare logisticamente la presenza in Europa degli Stati Uniti. Parliamo di una strategia che proviene direttamente dalla guerra fredda. La Nato era un'alleanza con un unico scopo: proteggere l'Europa occidentale da una invasione sovietica. La struttura di base della Nato non è cambiata dal crollo dell'Unione Sovietica nel 1991. E' semplicemente cresciuta fino ad includere gli ex stati satelliti sovietici e gli Stati baltici. Il motivo dietro l'espansione era quello di inglobare questi paesi nel quadro del sistema di difesa occidentale, al fine di dare loro fiducia nella loro indipendenza, così da contribuire a sostenere lo sviluppo delle democrazie.

Con il crollo dell’Unione Sovietica, Stati Uniti, Regno Unito e Francia incoraggiarono le nazioni europee a costruire forze orientate verso missioni di proiezione come in Afghanistan, con l'invio di truppe lontane dai confini nazionali. Convogliando i fondi in questa direzione, la spesa militare interna divenne opzionale. L'Europa di oggi non sta lottando per riprendersi dalla seconda guerra mondiale, mentre le sue capacità militari complessive dovrebbero essere alla stregua degli Stati Uniti. L’area di responsabilità della Nato è principalmente focalizzata sull’Europa, ma non vi sono guerre (nel senso stretto del termine) in questa zona.

Dal 1985 al 1989, i membri europei dell’Alleanza investirono una media del 3,3 per cento del PIL per la Difesa. Dal 1990 al 1994 la spesa si ridusse al 2,7 per cento. Nel periodo tra il 1995 ed il 1999, la spesa scese al 2,2 %, fino ad arrivare all’1,9 % tra il 2000 ed il 2004. Entro il 2009, la media scese all’1,7 % per arrivare al punto basso dell’ 1,45 per cento nel 2015.

Nel 2014 la Nato stimava che tutti i membri avrebbero raggiunto l’obiettivo di spesa entro dieci anni. Nel 2016 Estonia e Polonia raggiunsero la soglia del 2%. Entro l'anno Lettonia, Lituania e Romania dovrebbero raggiungere il benchmark del 2%. L'Islanda, che non mantiene un esercito ma garantisce strutture chiave alla Nato, è esentata dal raggiungere il parametro di riferimento.

Tra i 29 stati membri della Nato, 14 hanno fatto piani per raggiungere l'obiettivo di spesa militare del 2% entro il 2024. Otto di hanno già raggiunto questo obiettivo (o lo faranno a breve): Stati Uniti, Regno Unito, Grecia, Lettonia, Lituania, Polonia, Estonia e Romania . Bulgaria, Francia, Ungheria, Montenegro, Slovacchia e Turchia stanno progettando di raggiungere l'obiettivo entro la scadenza. Germania, Spagna, Belgio e Italia non dovrebbero raggiungere l'obiettivo entro il 2024.

Calcolare la soglia del 2%

100 miliardi di dollari l’anno. E’ questa la portata dell’investimento se tutti i paesi della Nato (Stati Uniti esclusi ovviamente) raggiungessero il 2% del loro Prodotto Interno Lordo per la Difesa. Tutti i membri dell’Alleanza dovranno raggiungere tale obiettivo. I livelli di spesa derivano direttamente dalle decisioni politiche e dal processo di traduzione degli ingressi fiscali nella spesa militare. Se ad esempio Germania, Italia, Canada, Spagna e Paesi Bassi raggiungessero il 2 per cento del PIL per la Difesa, la Nato toccherebbe un livello di spesa di 80 miliardi di dollari. Se Berlino si impegnasse ad investire il 2 per cento del PIL, aggiungerebbe 30 miliardi di dollari nella difesa europea, una larga fetta dell’obiettivo fissato. La Germania assegna solo l’1,2 per cento del PIL alla difesa e gran parte del suo bilancio è ripartito per il personale. Nonostante le rassicurazioni l’obiettivo dei cento miliardi di dollari è ancora un miraggio. I più importanti e ricchi paesi della Nato sono troppo piccoli o economicamente deboli per avere un effetto sul saldo finale della difesa europea, mentre saranno proprio le scelte della Germania ad essere determinanti per capire la futura capacità dell'Allenza.

L’Italia nel 2016 ha investito nella spesa militare l’1,11% del PIL

Ogni paese membro della Nato avrebbe dovuto investire il 2 per cento del PIL per la Difesa. Il termine del 2 per cento del PIL è stato fissato analizzando il livello medio di spesa dell’Alleanza tra la fine della guerra fredda fino al 2003. Il 2 per cento rappresentava lo standard medio degli alleati, quindi facilmente gestibile. Un obiettivo che, al 2016, è stato raggiunto soltanto da cinque alleati: Stati Uniti (3,61%), Grecia (2,38%), Regno Unito (2,21%), Estonia (2,16%) e Polonia (2%). L’Italia, nel 2016, ha investito nella spesa militare l’1,11% del PIL.

Nel 2016, la Francia è stato il sesto paese dell’Alleanza ad aver investito di più con l’1,78% del PIL. Seguono Turchia (1,56%), Norvegia (1,54%), Lituania (1,49%), Romania (1,48), Lettonia (1,45%), Portogallo (1,38%), Bulgaria (1,35), Croazia (1,23%), Albania (1,21%), Germania (1,19%), Danimarca (1,17%), Olanda (1,17%), Slovacchia (1,16%), Italia (1,11%), Repubblica Ceca (1,04%), Ungheria (1,01%), Canada (0,99%), Slovenia (0,94%), Spagna (0,91%), Belgio (0,85%), Lussemburgo (0,44%).

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