Ricetta contro i mulini a vento

14 Febbraio Feb 2018 14 febbraio 2018

di Paolo Giordano

In effetti avrebbe potuto esserci lui sullo spelacchiato Ronzinante inventato da Cervantes. Anche al Forum di Assago, Jovanotti ormai coetaneo di Don Chisciotte (51 anni entrambi) conferma che è solo l'entusiasmo a battere la «cupezza». Due ore e mezza di canzoni, quasi un terzo appena pubblicate ma cantate dal pubblico come se le conoscesse da vent'anni. Lo show, diciamocela tutta, è spettacolare, divertente e suonato come si deve, e chi lo nega ha soltanto bisogno di togliersi i pregiudizi. A questo giro, Jovanotti non solo è vestito a festa (ogni sera abiti diversi) ma ha azzerato la distinzione tra parole e musica. Le sue canzoni parlano per lui, come quando Penso positivo viene accompagnata sullo schermo dai volti dei tg (da Emma D'Aquino a Manuela Moreno e Alberto Bilà). Stampa e positività come Don Chisciotte e i mulini a vento. Perciò è tutto molto più essenziale e asciutto nel salone delle feste di Jovanotti. Tutto è incastrato nelle maglie di un racconto come quando sale su di una passerella che lentamente ruota fino a incontrarsi con una pedana dove Jovanotti lega in un dj set i due confini della musica, i Nirvana e il J Balvin di Mi gente e persino Pavarotti. Impossibile restare immobili in un bailamme che ha un centro di gravità permanente: la voglia inesausta, per di più rara, di essere ogni volta di più e comunque meglio della volta prima. Lampadari. Mi fido di te. Aria di casa. Energia. Ragazza magica. Sabato. E il più grande spettacolo dopo il Big Bang stavolta è la capacità di un cinquantenne di restare sempre un hidalgo errante che cerca la sua personalissima Dulcinea di suoni sempre nuovi.

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