"Temevo rimorsi e invece...". Pellegrino, argento pesante

Temevo rimorsi e invece.... Pellegrino, argento pesante
14 Febbraio Feb 2018 14 febbraio 2018

Federico: "Avevo preparato la sfida in ogni dettaglio". Non era nemmeno la sua gara e ora c'è la libera a coppie

PyeongChang - Sulle tribune allo stadio del fondo non c'è ressa, i tifosi se ne stanno a gruppi ordinati, i norvegesi di qua, gli svedesi tutti in giallo di là, i finlandesi con mille bandiere più in basso, i russi defilati. Lo zio e i tre amici di Federico Pellegrino arrivati da Nus stanno lungo la pista, sventolano l'unico tricolore della serata, ma ci vuole un attimo a capire che nel fondo il tifo è universale, perché quando i norvegesi intuiscono che siamo italiani ci stringono la mano e fanno un patto: il nostro Klaebo vincerà, ma noi faremo il tifo anche per Pellegrino, perché è l'unico che può dare fastidio al nostro campione. È andata proprio così, è finita a pacche sulle spalle, abbracci e complimenti reciproci, tutti felici e contenti, perché se Klaebo nella sprint a tecnica classica è effettivamente il numero 1 e merita l'oro, Federico Pellegrino corona il suo sogno di vincere una medaglia olimpica. Sarà d'argento, perché nella volata finale il photofinish gli darà ragione per 2/100 e il russo, anzi l'Atleta olimpico della Russia (OAR, qui bisogna chiamarli così) Bolshunov sarà bronzo. Fantastico Chicco. Sale sul podio dopo una gara da incorniciare, perfetta tatticamente, tecnicamente anche: in salita è stato da urlo, sfruttando quella corsa sugli sci studiata assieme al mago dei tecnici Sepp Chenetti (con quella di ieri fanno 14 medaglie per lui fra Olimpiadi e Mondiali) e messa a punto durante la preparazione.

Quella di ieri è stata una lunga giornata. Il nono tempo in qualificazione non lo aveva entusiasmato, ma gli aveva permesso di eseguire la tattica che aveva già in mente sulla scelta delle batterie in cui gareggiare dai quarti di finale in poi. «Non sto a spiegarvi tutto, staremmo qua delle ore - taglia corto guardando in faccia chi dà l'impressione di non capire - vi basti sapere che oggi tutto è andato secondo i piani, avevo preparato questa gara fin nei minimi dettagli e non volevo avere rimorsi. Ora posso dire che mi è sembrato tutto semplice, avrei forse potuto risparmiarmi un po' nei quarti, ma non volevo correre rischi e anche con quell'energia in più le cose non sarebbero cambiate. Klaebo è troppo giovane e troppo forte per me in questo momento, almeno in tecnica classica». Accanto a Federico, come sempre, c'è la fidanzata Greta Laurent, esclusa per pochi secondi dalla fase finale della gara femminile, ma pronta a consolarsi guardando il suo amore spingere, lottare, infilarsi nelle rotaie e nelle scie giuste, volare sulle salite e contenere nelle discese, poi sprintare con la solita efficacia, quasi insuperabile. Ecco Chenetti: «Pellegrino ha doti fuori del comune, è veloce ed esplosivo ma allo stesso tempo molto resistente. Un'altra sua grande qualità è la visione tattica della gara, non sbaglia mai una mossa, è sempre dove deve essere e ha il totale controllo della situazione». E, non dimentichiamolo, ha anche il migliore allenatore del mondo. «Questo lo dite voi, grazie, ma di sicuro lavorare con campioni così è facile, io do il massimo, ma non faccio sempre programmi perfetti, lui però si fida ciecamente e li fa sembrare tali, non sgarra di una virgola e dà fiducia anche a noi, ci convince che ogni scelta fatta è quella giusta».

A proposito di tattica, qualche giorno fa avevamo definito Pellegrino (da sempre super tifoso juventino) il Pirlo delle nevi, così gli chiediamo se il paragone lo soddisfa. «Pirlo? Preferirei essere chiamato Pinturicchio, come Alex Del Piero». Altri desideri? «Avere più tempo per me e per Greta, vorrei cominciare a giocare a golf, vorrei tornare alle Maldive in vacanza - quest'anno la scelta tocca a me - per passare una settimana sdraiato come un vecchietto e poi ma scusate, prima ci sono ancora due gare olimpiche». Senza Greta al suo fianco, perché lei tornerà in Italia venerdì. «È giusto che prosegua il suo cammino da atleta, anche per questo sono felice di aver vinto la medaglia mentre era ancora qui, mi ha dato una motivazione extra. Adesso però vorrei poter condividere questa gioia anche con i compagni di squadra». Gli restano da correre la staffetta e la sprint a coppie (con Noeckler? Chenetti non ha ancora deciso). Chicco a questi Giochi non ha finito di giocare e con lui anche noi ci divertiremo ancora un sacco.

Commenti

Commenta anche tu