Il diario di Ninna / Quei rinvii che pesano sugli atleti

Il diario di Ninna / Quei rinvii che pesano sugli atleti
15 Febbraio Feb 2018 15 febbraio 2018

Anche oggi sveglia con rinvio, di gare e di conseguenza della sveglia

Caro diario, anche oggi sveglia con rinvio, di gare e di conseguenza della sveglia. Avrei dovuto andare allo slalom femminile, ma ancora una volta il vento ha detto no. Il programma dello sci a questo punto è così intasato che per due giorni di fila le donne gareggeranno in contemporanea agli uomini, la notte scorsa ci sono stati (speriamo!) gigante e discesa, domani toccherà a slalom e superG. Per molti il dilemma è: vado a YongPyong o a Jeongseon?

Peccato dover rinunciare a qualcosa, ma l'importante è che si gareggi, perché gli atleti sono veramente stufi di prepararsi mentalmente per un appuntamento che poi salta sempre. Sono abituati, non sarebbero sciatori se no, ma anche per loro l'accumularsi delle gare una dopo l'altra non è positivo, fa saltare i tempi di recupero previsti e anche gli allenamenti specifici per le diverse discipline. Per quanto mi riguarda, visto che non sono più atleta e la resistenza fisica non è quella di trent'anni fa, l'annullamento di oggi mi ha dato se non altro il tempo di riposare un po'. Le energie cominciano a scemare, fra freddo, vento, spostamenti, salto di pranzo (non è una nuova disciplina olimpica, ma qui la praticano in tanti), eventuale cena ad ore impossibili, lavoro notturno (il fuso, sai com'è...) e soprattutto gare in programma a tutte le ore: cerco di seguirne dal vivo il più possibile, se no perché sarei venuta fin qui, stavo meglio sul divano di casa!

Anche se non è grande e comodo come quello a forma di orso che c'è a Casa Italia, dove sono stata a mangiarmi una pasta (oggi annullamento anche del salto di pranzo) e, nell'attesa dell'ospite d'onore Federico Pellegrino, mi sono fatta quattro chiacchiere vintage con Kristian Ghedina e Gabriella Paruzzi, che ieri sera nella diretta di Eurosport ha pianto per la medaglia che il fondo aspettava da otto anni. Mi consolo, non sono l'unica ad emozionarmi più da spettatrice che da protagonista! Ma per uno che ha aperto un conto in un bar di Nus perché tutti i suoi concittadini vadano a bere a sue spese e naturalmente alla sua salute emozionarsi è il minimo che si possa fare, no?

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