Il Galeazzi sull'area Expo «L'Italia non è solo moda»

15 Febbraio Feb 2018 15 febbraio 2018

L'ortopedia unita alla chirurgia del Sant'Ambrogio «Attrarre pazienti russi per finanziare la sanità»

Sabrina Cottone

Al nuovo Galeazzi che sorgerà nell'area Expo manca solo il permesso di costruire che, spiega l'ad di Arexpo, Giuseppe Bonomi, è ormai «un atto formale». Dopo il via libera della Conferenza dei Servizi del Comune, il nuovo ospedale sull'area dell'Expo 2015 procede verso la posa della prima pietra, prevista per la primavera, gli scavi partiranno prima dell'estate, tra tre anni i medici saranno in sala operatoria. A trasferirsi saranno l'IRCSS Galeazzi e l'Istituto clinico Sant'Ambrogio, così da mettere insieme due competenze complementari: «un'ortopedia all'avanguardia con una medicina e una chirurgia vascolare di pari livello».

È facile che i pazienti ortopedici abbiano bisogno di cure per un quadro patologico complesso ed è anche questo lo spirito del Galeazzi. Basta avere problemi respiratori, o di obesità, e un'operazione al femore diventa qualcosa di più di un semplice intervento ortopedico. Ma non è solo questa la natura del progetto. L'obiettivo è offrire una nuova bandiera, accanto al San Raffaele, sia per far interagire sanità pubblica e privata, che per attrarre pazienti dal resto del mondo, e così capitali freschi da reinvestire sul territorio.

Spiega Paolo Rotelli, presidente del Gruppo San Donato: «L'Italia all'estero è vista come food, fashion and Fiat o Ferrari. Invece il comparto sanitario (pubblico, privato e farmaceutico, ndr) pesa per 160 miliardi, mentre il fashion vale 70 miliardi. Bloomberg ci ha classificati come terzo sistema sanitario più efficiente al mondo e il nostro Paese ha la seconda aspettativa di vita più alta al mondo». E ancora: «L'Italia ha qualcosa che altri non hanno: investiamo tantissimo in ricerca. Il nostro sistema sanitario universalistico funziona con il 6,7 per cento del Pil». Il confronto con Inghilterra e Francia, secondo Rotelli, è a tutto favore dell'Italia, soprattutto per gli anziani: «In Francia rifiutano di operare pazienti ottantenni. Per questo è bene che lo Stato disinvesta il meno possibile».

Al contrario, poiché nel mondo 5 miliardi di persone non hanno accesso a cure accettabili, l'idea è puntare sull'internazionalizzazione e attrarli in Italia. «Dalla Russia, per esempio, vanno a curarsi soprattutto in Germania, Israele e Turchia» racconta Rotelli, che sta impegnando il gruppo anche negli Emirati, nella sede di Dubai, da tre anni. Un futuro che in piccola parte è già presente: nel 2017 i pazienti stranieri sono stati 57, con richieste soprattutto di prestazioni chirurgiche ad alta complessità in cardiochirurgia, oncologia, chirurgia vascolare, neurochirurgia e chirurgia della colonna. La maggior parte dei pazienti viene dalla Russia, dai Paesi dell'ex Unione Sovietica e dai Paesi Arabi.

Naturalmente ci si chiede che ne sarà dei pazienti dell'attuale Galeazzi. Secondo Rotelli, il Niguarda è in grado di coprire il fabbisogno dell'area e in ogni caso il gruppo si è detto disponibile a mantenere un poliambulatorio lì dove adesso si trova il Galeazzi, diventato un punto di riferimento per molti cittadini. I ricoveri avverranno in area Expo. Discorso simile per l'Istituto Clinico Sant'Ambrogio: anche qui rimarrebbe un poliambulatorio. In entrambi i casi sono previsti investimenti immobiliari, con soci da individuare.

L'investimento è ingente e Paolo Rotelli, che ha dichiarato di essere in grado di realizzarlo cash, con denaro del gruppo, sta ovviamente valutando finanziatori. Nella sala della conferenza stampa è risuonato in via informale anche il nome della Fondazione Leonardo Del Vecchio, già entrata nel gruppo Ieo- Monzino per operazioni di charity.

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