La giravolta di Ingroia: "Berlusconi fu vittima della mafia"

La giravolta di Ingroia: Berlusconi fu vittima della mafia
15 Febbraio Feb 2018 15 febbraio 2018

L'ex pm ora ammette che Berlusconi fu "più vittima che complice" della criminalità organizzata, pur di difendere il suo cliente accusato di concorso esterno

Silvio Berlusconi fu "più vittima che complice della mafia". Parola dell'avvocato Antonio Ingroia, già pm di punta nella lotta alla criminalità organizzata.

L'ex magistrato siciliano lo ha affermato nel corso di un processo in cui riveste il ruolo di difensore dell'imprenditore Benedetto Bacchi, re dei giochi e delle scommesse, arrestato quindi giorni fa con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio.

"Così come non c'erano elementi allora su Berlusconi, oggi non ci sono su Bacchi: nessuno può essere condannato se non ci sono prove", ha sentenziato Ingroia di di fronte ai magistrati palermitani, riferendosi al processo da lui istruito per riciclaggio contro il Cav e conclusosi poi con la richiesta dell'archiviazione da parte della procura.

"Quel processo contro Berlusconi l' ho istruito io, ero pm all' epoca - ha spiegato Ingroia - e all' inizio avevo determinate convinzioni: lui dava soldi alla mafia. Ma non si era chiarito se così facendo stesse di fatto sottostando a un' imposizione di pizzo o se li dava perché fossero poi reinvestiti. Motivo per cui ho chiesto io stesso l' archiviazione", spiega.

"Pressioni e intimidazioni - argomenta l'ex pm - valgono per Berlusconi, che era vittima più che complice, e vale ora per Bacchi. Ci sono delle forti similitudini tra la vicenda del primo e quella odierna del secondo". Una giravolta insomma non da poco, considerato che proprio Ingroia è stato uno dei più tenaci accusatori del Cav e che ora pur di difendere un suo assistito non esita a pronunciare parole che appena pochi anni fa sarebbero stati impensabili.

Del resto anche la scelta - inappuntabile - di difendere un indagato per ipotesi di reato connesse alla mafia cozza con l'impegno, preso all'epoca in cui divenne avvocato, di non difendere "né mafiosi né corrotti". All'epoca, disse, fece quella promessa, "per coerenza".

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