"Lavoro ai clandestini". Sala scatena una bufera

Lavoro ai clandestini. Sala  scatena una bufera
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15 Febbraio Feb 2018 15 febbraio 2018

Il sindaco ammette: "Profughi solo il 10%. Ma in attesa delle sentenze vanno impiegati"

Il Comune (come abbiamo anticipato giorni fa) ha già chiesto al governo cinque milioni di euro in più rispetto al 2017 per l'accoglienza dei profughi. Stessi posti letto ma meno nei maxi centri e più nei servizi cosiddetti «Sprar», che garantiscono non solo vitto e alloggio ma anche percorsi di avviamento al lavoro, assistenza legale, insegnamento della lingua italiana. Costano di più, ma Palazzo Marino - parole dell'assessore Pd Pierfrancesco Majorino - vuole alzare il livello di qualità dell'accoglienza. E ieri il sindaco Beppe Sala, ospite di Dataroom condotto su Facebook da Milena Gabanelli, è tornato alla carica sulla richiesta di un piano nazionale che si ispiri al modello tedesco, dove i migranti oltre a ricevere i 35 euro di mantenimento giornaliero vengono pagati 2/2,5 euro all'ora per svolgere lavori utili. «Immagino quanta gente scuoterà la testa - premette Sala - ma dato che con i tempi della giustizia italiana ci vogliono due o tre anni per capire chi ha diritto allo status e chi no, in questa fase gli immigrati devono usare al meglio il tempo. Paghiamoli per fare lavori utili, poi siamo duri con chi non collabora. Accorciamo il tempo dell'accoglienza a chi dimostra di non volersi integrare e non impara la lingua». I commenti (duri) sulla pagina Facebook dimostrano che la gente che scuote la testa è parecchia. C'è chi scrive che «non c'è da accogliere, c'è da deportare, italiani compresi», chi conia l'hastag leghista #primagliitaliani e accusa gli immigrati di «andare a spasso con i soldi dei contribuenti, vanno rimandati nei loro Paesi», chi subisce i colpi della crisi e avverte «prima integriamo gli italiani, prima lavoro ai nostri figli» o chi invita il sindaco - che in diretta si dice «convinto che gli italiani facciano fatica a fare certi mestieri» - a «non ribaltare il problema perchè gli italiani sono disposti a tutto pur di lavorare». Il livore deriva anche da quanto, per la prima volta chiaramente, ammette anche Sala. Gli immigrati che arrivano Italia avendo «palesemente diritto allo status di rifugiati sono il 10 per cento del totale», gli altri fatto ricorso, dopo tre gradi di giudizio - e altrettanti anni accolti nei centri di accoglienza - «circa un'altra metà forse ha diritto di restare». Il messaggio chiaro è che la stragrande maggioranza è irregolare, secondo Sala avrebbero comunque diritto al lavoro. Insiste su una velocizzazione dell'iter giudiziario ma anche sulla professionalizzazione dei migranti e sull'uso delle caserme. Richieste che sottoporrà ormai al prossimo governo, e lascia intendere che quello in scadenza non ha alzato abbastanza la voce in Ue. La situazione «va presa di petto, solleciterò l'Anci nella battaglia per una piano di lungo periodo, i sindaci devono farsi sentire. A Milano abbiamo accolto 130mila migranti in 4 anni ma non si può più gestire il fenomeno come un'emergenza».

Finalmente, nota il capogruppo di Fi Gianluca Comazzi, «Sala si è reso conto che la gestione degli immigrati è diventata insostenibile. E che la maggioranza sono clandestini».

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