Soldi, rinunce e iella. La pazzia di far sciare dove non si può

Soldi, rinunce e iella. La pazzia di far sciare dove non si può
15 Febbraio Feb 2018 15 febbraio 2018

L'Europa povera evita i Giochi, il ricco Oriente li prende. I prossimi a Pechino. E la sfortuna...

Anche il biathlon hanno annullato, forse perché le carabine rischiavano di essere spostate dal vento e chissà dove avrebbero sparato! Scherzi a parte, qualcuno comincia davvero a chiedersi perché. Perché l'Olimpiade invernale sia approdata in questo regno di Eolo dove le montagne (ma sarebbe meglio dire colline, anche se si arriva ai 1700 metri, wow) sono disseminate di pale eoliche che manco sulle coste della Danimarca. Per rispondere alla domanda si comincia a indagare e si scopre che in realtà tutti i test preolimpici e in particolare quelli dello sci alpino così tanto penalizzato finora erano stati un successo: nessun rinvio, zero annullamenti, atleti contenti e vincitori giusti. E allora? Vogliamo dire che quel che sta succedendo è solo dovuto alla sfortuna? Un po' sì, senza dubbio, anche se si ricordano edizioni di Olimpiadi e anche Mondiali ancora più disastrosi.

Guarda caso, tutti erano stati organizzati in Oriente: in Giappone, a Nagano, ai Giochi del 1998, metri di neve costrinsero a rinvii esasperanti, ovviamente lo sci alpino fu lo sport più penalizzato, ma alla fine si fece tutto e a vincere, salvo qualche eccezione che ai Giochi ci sta, furono grandi campioni. Ricordo anche i Mondiali di Morioka, era il 1993 ed eravamo sempre in Giappone, quando a vincere fu invece il maltempo, con il superG uomini annullato, le discese vinte da outsider mai più sul podio in vita loro e un Alberto Tomba malato e furibondo che se ne tornò a casa senza medaglie, come anche Deborah Compagnoni. Si sa che le località sciistiche vicine al mare sono poco affidabili dal punto di vista meteorologico, ma si sa anche che l'Oriente è il futuro, la nuova frontiera per il mercato della neve e non per niente le prossime Olimpiadi invernali saranno a Pechino, dove si spera che milioni di cinesi imparino a sciare e acquistino attrezzatura, abbigliamento e tutto quel che serve per divertirsi in montagna. Questi discorsi vanno abbinati al fatto che in Europa le Olimpiadi non le vuole più nessuno (vedi caso Roma, ma anche in Austria, Polonia, Germania e Norvegia ci sono stati referendum popolari o parlamentari che hanno respinto i Giochi) e quindi, dando per scontato che l'Olimpiade non deve morire, il Cio va a cercare clienti altrove. Non è un caso che dopo Sochi 2014, nata e cresciuta con i soldi e l'ambizione di Putin, ci sia ora la Corea dei grandi sponsor (Samsung dice niente?) e ci sarà, nel 2022, Pechino. In mezzo, nel 2020, ecco Tokio, per i Giochi estivi che generalmente hanno meno problemi, perché, appunto, sono estivi e non invernali. Ma torniamo al vento, che come ha detto ieri un portavoce del Cio, sta creando qualche (!) difficoltà: «La situazione è sotto controllo e solo se continuasse così per quindici giorni avremmo dei problemi».

In ogni caso, e il Cio lo sa bene, le federazioni internazionali dello sci e degli sport invernali sono abituate a gestire situazioni di emergenza con vento, troppa o poca neve, nebbia e persino pioggia, quindi stiamo pure tranquilli, in qualche modo se ne verrà a capo, basta avere tanta pazienza e non perdere la testa. Fa piacere in questo senso che ieri oltre allo slalom femminile sia stata annullata anche la gara di biathlon individuale 15 km (rimandato a oggi il tentativo di riscatto di Dorothea Wierer), perché nei giorni scorsi si è corso in condizioni davvero al limite. Freddo e vento hanno falsato un po' i risultati e questa è l'unica cosa che gli atleti non accettano, men che meno all'Olimpiade, la gara delle gare che dovrebbe premiare solo e sempre i migliori. Tutti tranquilli dunque, anche se ieri il Pocog (non è una parolaccia, è solo il comitato organizzatore di PyeongChang 2018) ha diramato un comunicato consigliando al pubblico di restare al coperto e ai giornalisti di non lavorare nelle sale stampa delle strutture provvisorie, chiuse per precauzione. Ne so qualcosa: in mattinata, uscendo dalla mensa del villaggio con il vassoio di plastica in mano (volevo mangiare in camera), una folata me l'ha quasi strappato via e solo la fame mi ha fatto tenere duro e salvare frutta, yogurt e pancake.

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