Stivaloni e guanti ignifughi L'abito da lavoro è glamour su un tappeto di pop corn

15 Febbraio Feb 2018 15 febbraio 2018

Scenografico lo show di Calvin Klein. Abiti casti e lunghi per il marchio di pelletteria Coach 1941

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New York Il tappeto di pop corn ricopre l'enorme atrio della Borsa di New York dove si svolge la terza sfilata di Raf Simons per Calvin Klein. In mezzo a questo mare bianco che sembra neve sorge la perfetta ricostruzione di una fattoria ottocentesca. Sembra la casa rurale del quadro American Gothic dipinto da Grant Wood, ma sulle pareti del fienile compaiono delle riproduzioni di alcune opere di Andy Warhol, tra cui il ritratto di Sandra Brant, la storica editrice di Interview. Gli invitati vip come Nicole Kidman, Isabelle Huppert, Cristina Ricci e Lupita Nyong'o non sembrano preoccuparsi dello spreco di cibo secondo noi imperdonabile in una città piena di homeless come questa. Certo la scenografia è del tutto simmetrica alla moda: la cosa più intelligente e interessante di questa inutilmente lunga fashion week americana.

Lo show inizia con un disturbo sonoro tratto dall'opera High di Pangaea su cui s'innesta poeticamente il celebre brano The Sound of Silence di Simon & Garfunkel. Modelli e modelle marciano come ignari della colonna sonora con alti stivali da lavoro, passamontagna calati sul viso, cappotti e caban dalle spalle iperboliche e segni di protezione d'ogni tipo. Si passa dagli inserti di plastica catarifrangente sui capispalla ai guanti ignifughi per gli addetti degli altiforni, dal materiale isolante che permette di entrare nelle celle frigorifere alla semplice lana usata però su strati di vestiti e strategiche imbottiture. Sotto tutto questo armamentario riconoscibile anche se geneticamente trasformato in moda allo stato puro, compaiono delicate vestine da contadinella e magnifici pantaloni con banda colorata. Nel finale tra gli abiti da sera si riconosce il motivo quilt che poi sarebbero le coperte fatte con un patchwork di stracci nelle interminabili sere d'inverno in Montana o nello Iowa: la pancia rurale degli Stati Uniti. Anche i pullover sembrano fatti a mano con le inconfondibile figure di Wile Coyote e Beep Beep dei cartoon della Warner Bros. Tra le borse il modello a bisaccia grande e piatta è semplicemente meraviglioso. Insomma quel che si è visto in passerella è uno spaccato della società americana, a tratti distopico ma sempre pieno di significati e riflessioni, qualcosa che Raf Simons definisce: «Un collage per scoprire qualcosa di diverso, un sogno diverso». Fa qualcosa di simile anche Stuart Vevers per Coach 1941, lo storico marchio americano di pelletteria.

Come sempre il giovane designer inglese cita nelle sue collezioni i film di Terrence Malick e parla dello stile newyorkese che incontra il South West. Stavolta c'è in più qualcosa di gotico e l'idea del vestito lungo e casto come punto di partenza del guardaroba moderno. Michael Kors parte invece da una domanda intelligente che tutti ci dovremmo fare: perché abbiamo gli armadi pieni e poi mettiamo sempre le stesse quatto cose che ci stanno bene? Da qui l'idea di una collezione costruita come un casting felliniano d'immagini femminili che lo stilista ama e reinventa da una vita. C'è la Carrie Brandshaw di Sex & the City, Audrey Hepburd in Sabrina, Rihanna in tuta per le strade di New York e Courtney Love nei suoi momenti migliori. La gonna da rumba con la piccola cappa di montone, il cappotto senza maniche a quadretti rossi e neri (una citazione al suo lavoro come direttore creativo di Celine dal 1999 al 2003) sul vestitello a fiorellini, trench di raso con interno in paillette e al posto della solita borsetta un sacchetto da shopping con tanto di logo però in pelle e non in cartone. «Ormai tutti comprano online, per cui mi sono concesso un tocco di nostalgia» dice lo stilista dopo la sfilata con modelle di ogni forma ed età: un gesto d'amore per le donne nel giorno di San Valentino.

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