La fame d'aria si misura come la pressione

22 Febbraio Feb 2018 22 febbraio 2018

Mara Agostoni

Il fiato è corto, il respiro affannoso. Fisiologico, dopo uno sforzo pesante o una corsa in salita. Diventa invece il segno di una patologia se si ansima dopo qualche gradino e l'azione più automatica del mondo, respirare, diventa una fatica. Si chiama «dispnea», la fame d'aria. È il sintomo più comune di due affezioni respiratorie che abbracciano l'arco della vita, bambini e anziani: l'asma e la Bpco, la broncopneumopatia cronica ostruttiva. Il nome è complicato, la prevenzione semplice. Basta non sottovalutare la tosse che non passa, il catarro che dà noia. E andare in un ambulatorio (o in farmacia) e soffiare in un boccaglio per farsi misurare il respiro. Come si fa con la pressione.

IL CUSCINO SULLA FACCIA

Avere un cuscino sulla faccia, o due mani che stringono al collo, è la sensazione che possono provare i bambini nelle crisi d'asma e gli adulti con bronchite cronica o enfisema polmonare, i due disturbi raccolti sotto il termine di Bpco. Sono tutte malattie «ostruttive»: si ha fame d'aria perchè le vie respiratorie, infiammate, danneggiate o intasate di muco limitano lo scambio di ossigeno con il sangue.

Se l'asma è la malattia cronica più comune fra i bambini, con una incidenza raddoppiata negli ultimi 10 anni e arrivata al 12% in età pediatrica, la Bpco secondo le previsioni diventerà a breve la terza causa di morte. Colpa del fumo e dell'inquinamento. Due giganti difficili da combattere? No, dicono i medici. I malati di Bpco sono circa il 6-7% della popolazione italiana, percentuale che si moltiplica sopra i 65 anni: a soffrirne è un anziano su cinque. Il dato più rilevante però riguarda chi sfugge alla diagnosi: secondo le stime, il 60% di chi soffre di Bpco è sconosciuto al sistema sanitario. Dal medico si arriva solo quando l'affanno si aggrava.

COME MISURARE IL FIATO

«I pazienti si presentano quando convivono con tosse, catarro e mancanza di respiro da anni, come se fossero disturbi da accettare se si fuma o si vive in una città inquinata. Eppure per prevenire la malattia basta sottoporsi a un esame semplicissimo, la spirometria, per la quale ci sono anche piccoli apparecchi portatili. Sta ai malati di Bpco come la misurazione della pressione agli ipertesi». Lo spiega Marina Saetta, direttore dell'Unità di Pneumologia dell'Ospedale di Padova e del Centro di assistenza e ricerca ad alta specializzazione su asma bronchiale e Bpco, centro di eccellenza per la cura di queste patologie. Un boccaglio in cui espirare, a naso chiuso, collegato a un dispositivo che misura la funzione polmonare, un esame di pochi minuti. «Insieme con la valutazione dei sintomi, la spirometria consente una prima diagnosi e di intervenire per tempo. Una volta che la Bpco si è innescata, inevitabilmente progredisce, ma si può prevenire con questa semplice raccomandazione, soprattutto per i giovani che fumano». Analogamente, «per il paziente asmatico esiste un apparecchio portatile per la misurazione del picco di flusso espiratorio. Nell'asma non si ha un peggioramento progressivo come nella Bpco, si può avere un attacco grave e poi stare bene per mesi e questo è un aspetto insidioso: si può facilmente sottovalutare la gravità della malattia». Asma e Bpco non sono guaribili, ma trattabili e gestibili, grazie a farmaci (come broncodilatatori e steroidi inalatori) e stile di vita: stop al fumo, alimentazione adeguata, qualche accorgimento per stare più possibile lontani dall'inquinamento.

ASCOLTARE IL MEDICO

La scienza indica nel fumo di sigaretta il responsabile dell'85% delle bronchiti croniche. Smettere di fumare ed evitare il fumo passivo è dunque la prima indicazione. Per gli pneumologi «è un grande fattore di preoccupazione», spiega Saetta, perchè sempre più adolescenti e donne fumano: patologie come la Bcpo stanno aumentando clamorosamente in queste due categorie. Il messaggio importante è che il fumo fa male, smettere porta benefici, a qualunque età lo si faccia, e ci permette di affrontare efficacemente questa malattia». Al secondo posto come fattore di rischio c'è l'inquinamento. Gli studi lo indicano in particolare come fattore scatenante delle riacutizzazioni che, per chi ha i bronchi sofferenti, sono rischiose e da evitare. Oltre che la vaccinazione antinfluenzale e una buona sciarpa intorno al collo, per la prevenzione dunque l'ambiente è importante. «Attenzione però - avverte Saetta - a non usarlo come alibi per mantenere stili di vita sbagliati. Il classico: tanto l'aria è inquinata, una sigaretta in più cosa cambia. Niente affatto, anche rispetto al fumo passivo. Basti pensare che nelle famiglie in cui i genitori fumano, i bambini soffrono molto più spesso di patologie respiratorie importanti».

IL NEMICO DOMESTICO

Difficile difendersi dallo smog, ma qualche trucco, spiegano i medici, c'è: ad esempio, uscire di casa dopo che ha piovuto, quando l'aria è stata ripulita dalle polveri sottili. Anche se non si è sicuri nemmeno in casa. Il terzo fattore di rischio per la malattie ostruttive è infatti l'inquinamento indoor. Tra le pareti domestiche si possono accumulare polveri, umidità, prodotti della combustione, tutti dannosi. In alcuni Paesi in via di sviluppo la prevalenza di Bpco è maggiore nelle donne rispetto agli uomini perchè queste trascorrono più tempo in casa, dove bruciano legna da ardere per cucinare. Quindi, in salotto o in camera niente candele profumate o incensi, che aumentano l'anidride carbonica; è bene arieggiare un paio di volte al giorno, ma senza esagerare, specie se le finestre danno sulla strada; meglio non tenere la temperatura troppo alta in inverno e usare se necessario i deumidificatori. Utili poi piccoli presidi mangia-smog come alcune piante: consigliati ficus, dracena marginata e gerbere.

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