Majorana, il "caso" non è ancora chiuso. I nuovi misteri in tv

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24 Marzo Mar 2018 24 marzo 2018

Un documentario di SkyArte si mette sulle tracce dello scienziato che portano sino all'Argentina

È il più perfetto cold case del secolo quello di Ettore Majorana, perché contiene tutto: mito romantico (e rock) del genio scomparso precocemente, timori apocalittici, inaspettatamente attuali, come quello del nucleare, e tremori ontologici, pascaliani, come quelli relativi all'infinitamente piccolo e alla composizione della materia. E religione (la possibile fuga nel monastero certosino di Serra San Bruno di cui parlava Leonardo Sciascia). E giallo sull'alternativa suicidio/sparizione. Il 26 marzo 1938 il fisico teorico e genio acclamato (secondo Enrico Fermi era come Galileo e Newton) si è poi buttato giù dal piroscafo Palermo/Napoli o no? Mistero. Mistero e un cold case che tiene banco da ottant'anni, dalle indagini degli inizi, quando Mussolini scrisse «Si trovi!» sull'incartamento che lo riguardava, all'investigazione filosofico/morale di Leonardo Sciascia del 1975, fino alle puntate di Chi l'ha visto ? del 2008 dedicate agli indizi della sua presunta seconda vita sudamericana, tra Argentina e Venezuela, negli anni '50.

A raccontare, spiegare, e se possibile aggiungere una dose decisiva di mistero arriva un documentario, Ettore Majorana, l'uomo del futuro, scritto e diretto da Francesco Francio Mazza (SkyArteHd, lunedì, 26 marzo alle 21). Il filo del racconto è tenuto da Federico Buffa, mentre sfilano testimoni, tra gli altri il fisico Erasmo Recami e il nipote di Majorana, Salvatore. La prima sorpresa viene dal fisico di Stanford Shoucheng Zang, che spiega punto per punto come il Fermione di Majorana, la particella che è anche la sua antiparticella, scoperto per via matematica dal fisico nel 1937, abbia trovato riscontri sperimentali inoppugnabili nel 2017. E che questa scoperta sia la chiave di volta per il computer quantico «che permette di accelerare l'intelligenza artificiale a livelli prima nemmeno concepibili». Come spiega Zang: «alcune idee vengono assorbite subito dalla comunità scientifica, altre ci mettono tempo». E quasi un secolo dopo rischiamo di trovare Majorana in algoritmi il cui potenziamento e sfruttamento rischia di avere conseguenze (stavolta biopolitiche) paragonabili a quelle della bomba atomica. Majorana ancora una volta l'uomo del futuro, quindi. E di un futuro, al di là dell'esaltazione per i nuovi computer intelligentissimi e il deep learning, non del tutto pacificato o rassicurante.

L'altro aspetto particolare del documentario è la ricostruzione della seconda vita di Majorana in Sudamerica fatta dal sostituto procuratore di Roma Filippo Laviani. Stando ai documenti, per la magistratura italiana Majorana era vivo in Sudamerica negli anni '50. E gli indizi in merito sono diversi. Il principale è una fotografia, che ritrae Francesco Fasani, un immigrato in Venezuela, insieme a un certo signor Bini. Fasani, dopo una puntata di Chi l'ha visto? del 2008, ha rivelato che il signor Bini era in realtà Majorana. Le analisi scientifiche sul retro della foto, dove si legge «Bini/Majorana» scritto a penna, datano l'inchiostro prima del 1955. C'è anche una cartolina, che Fasani avrebbe trovato nell'auto del signor Bini, inviata da Quirino Majorana. Cosa spiegherebbe la presenza di una cartolina di Quirino Majorana nell'auto di un qualsiasi signor Bini in Venezuela? E c'è la sovrapposizione della foto di Bini/Majorana con quella del padre di Ettore, Fabio Massimo: dagli zigomi, alle arcate oculari, all'andamento delle orecchie, le immagini testimoniano, secondo la procura romana, l'appartenenza dei due soggetti allo stesso ceppo genetico.

C'è poi una pista argentina. L'istituto di fisica dell'università cattolica di Santiago del Cile raccontò di aver avuto prove indirette dell'esistenza di Majorana a Buenos Aires. Pare frequentasse il salotto delle due sorelle Cometa/Manzoni, una delle quali, Eleonora, era una matematica. Erasmo Recami mostra una lettera di Sciascia nella quale si legge: «vorrei metterle a disposizione certe lettere riguardo Sciascia. Una riguarda l'Argentina».

A quanto pare il cold case è più vivo che mai. E a quanto pare a 80 anni di distanza non si riesce a trovare una risposta univoca, definitiva, sul destino di Ettore Majorana. Tenere viva l'incertezza è un modo di tenere vivo il mito, e al buono lettore viene voglia di tornare sui documenti. Sulla lettera che Majorana indirizzò al preside di facoltà Carrelli, annunciando il suicidio («Non vi è nella mia decisione un granello di egoismo») e a quella che gli scrisse dopo per rassicurarlo («Il mare mi ha rifiutato. Ritornerò domani all'albergo Bologna. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente»). Vengono in mente le sue frasi sibilline «La fisica è su una strada sbagliata». E la sua goliardia: una volta sostenne un esame al posto di un collega impreparato e gli rimediò un trenta e lode. In sintesi viene in mente il lato ellittico, indefinito, del suo genio. Capacissimo di morire, capacissimo di sparire. Un umorista dell'apocalisse, Majorana.

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