Lufthansa e Cerberus tirano il freno su Alitalia

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8 Marzo Mar 2018 08 marzo 2018

L'esito delle urne complica la partita. E c'è il problema dei 2mila esuberi

Le urne non favoriscono una soluzione Alitalia. La confusione che si è creata tra le forse politiche all'indomani del voto e la difficoltà di costituire un nuovo governo non giovano a una decisione rapida e univoca per la compagnia. La posta in gioco è squisitamente politica e la parola andrà al nuovo governo: ma quale? Per il momento si può ricordare qualche pensiero espresso nel recente recense da Luigi Di Mario, con cui i Cinque stelle hanno preso il 32% dei consensi, e del leader della Lega Matteo Salvini, risultata il partito più votato nell'ambito della coalizione di centro destra.

Il primo aveva diffidato il governo dal prendere decisioni, adombrando la possibilità che il nuovo esecutivo possa cambiare i commissari: «Abbiamo il fondato sospetto che il governo voglia evitare che la gestione commissariale continui dopo le elezioni, per impedire così al prossimo esecutivo di poter sostituire i commissari e avviare un'attenta verifica dei conti della nostra ex compagnia di bandiera», aveva detto Di Maio. Ora Alitalia è guidata da Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari, nominati dal ministro dello sviluppo Carlo Calenda. Salvini, meno di un mese fa ha invece detto: «Alitalia non va svenduta a una multinazionale straniera o a una compagnia estera». Certo: ha detto «svenduta» e non «venduta», è una sfumatura non da poco, ma l'atteggiamento è chiaro.

Il nuovo governo potrebbe dunque rimettere in gioco anche delle decisioni finora date per scontate, come la vendita, facendo entrare i campo qualche soggetto pubblico. Va considerato che se Alitalia dovesse finire nelle mani di un'altra compagnia, interessata solo alla sua capacità sul mercato, sarebbero necessari almeno 2mila esuberi, perché molte funzioni di terra amministrative, commerciali e anche tecniche non servirebbero più. È il modello disegnato dalla proposta di Lufthansa, simile a quello della cordata EasyJet, Air France-Klm, Delta, Cerberus. Potrebbe, un nuovo governo, cominciare la propria attività avallando dei licenziamenti? Altro sarebbe se Alitalia dovesse mantenere la propria autonomia: in questo caso, più che licenziare, dovrebbe infatti assumere per acquisire competenze generali e per cavalcare lo sviluppo.

Già oggi comunque si stanno creando nuovi equilibri e incognite. Il governo Gentiloni resta per l'ordinaria amministrazione e non prenderà decisioni su Alitalia; i ministri che finora hanno seguito la vicenda non hanno titolo per assumersi responsabilità. I commissari sono stati nominati da un esecutivo ormai delegittimato: ovvio, almeno nella sostanza, che il loro ruolo si sia indebolito. Devono occuparsi di una cessione che, oggi, nessuno potrebbe avallare.

Infine, il potenziale acquirente. Strano da immaginare un pressing da parte di un candidato all'acquisto in questo momento di vacanza di potere. Il gesto potrebbe essere facilmente equivocato. Anche la scelta di una trattativa in esclusiva, fissata entro il 30 aprile, potrebbe ragionevolmente slittare. Meglio aspettare il un nuovo esecutivo.

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