"Hap e Leonard sono nati per caso"

Hap e Leonard sono nati per caso
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12 Marzo Mar 2018 12 marzo 2018

Lo scrittore racconta la genesi dei personaggi preferiti dei suoi romanzi

Fra i personaggi che hanno identificato il dna della letteratura dello scrittore americano Joe R Lansdale ci sono i personaggi di Hap e Leonard, protagonisti di una fortunata serie di romanzi (l'ultimo edito da Einaudi è Bastardi in salsa rosa, ma per giugno è già annunciata l'uscita de Il sorriso di Jack Rabbit), di un serial tv e anche di alcune graphic novel. Lansdale stesso spiega l'origine dei suoi eroi a Milano ospite di Tempo di Libri: «Sono nati per caso, stavo scrivendo un libro che ero convinto fosse un romanzo quasi autobiografico e non pensavo fosse invece il primo di una serie. I due eroi sono usciti sulla pagina e mi sono accorto quando si sono incontrati in una scena che funzionavano. Hap è vagamente basato su di me come figura, e sulle mie prime attività come lavoratore. Leonard non mi immaginavo nemmeno di inventarlo poi è apparso nella storia e non voleva saperne di sparire. Continuava ad apparire. Un po' alla volta ho cominciato a sapere che Leonard era gay e aveva un carattere irascibile e che l'amicizia che aveva con Hap era forte».

Ironia e linguaggio di strada sono una costante nelle loro storie.

«Trovo che l'Ironia sia importantissima, mi permette di dire quello che penso con il linguaggio e la misura giusta. Scrivere i dialoghi è la cosa che mi diverte di più nella scrittura. I miei dialoghi devono sembrare reali, devono dare quella sensazione ai lettori, devi davvero credere che ci siano individui che parlano in quel modo anche se sono inventati».

Preferisce scrivere romanzi o raccontisu Hap e Leonard?

«Ho iniziato relativamente tardi a regalare storie brevi ma le trovo funzionali quando hai qualcosa da raccontare in poco spazio. Amo molto scrivere racconti. Hap e Lonard funzionano però meglio sulla lunghezza di un romanzo anche se sono convinto che la raccolta di racconti Blood and Lemonad! che gli ho dedicato - e che è ancora inedita in Italia - sia uno o tre libri più interessanti della mia produzione».

Il tema della disoccupazione torna spesso in quelle storie.

«Sono due eroi che non hanno competenze particolari come lavoratori, devono sempre arrangiarsi per campare. Anche se le cose ultimamente stanno cambiando. Sono due persone in gamba che hanno perso il treno perché nei momenti cruciali della loro vita si sono persi: uno è finito a combattere in Vietnam e l'altro invece a partecipato ai moti di contestazione giovanile. Per questo molta gente comune fra i lettori riesce a identificarsi».

Ultimamente ha aumentato la frequenza delle loro avventure?

«Mi andava perché trovavo molto divertente scriverle. Inoltre il successo della serie televisiva mi ha spinto ad allargare il loro universo».

Cosa ne pensa della fiction?

«Sono contento anche se un autore quando vede delle modifiche ai suoi progetti è sempre molto guardingo. Ho trovato fantastici i due attori, il loro look, l'atmosfera degli episodi raccontati. Sembrano davvero girati nel Texas orientale anche quando si tratta di ricostruzioni»

Colonna sonora ideale?

«Blues, country e magari qualche brano di mia figlia Kasey».

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