Figuraccia di Grillo: la fronda M5s fa saltare il consiglio sui Giochi

Figuraccia di Grillo: la fronda M5s fa saltare il consiglio sui Giochi
13 Marzo Mar 2018 13 marzo 2018

Quattro duri e puri sabotano la candidatura Zaia sfida Appendino: "Candido le Dolomiti"

Di Maio tesse la tela del governo. Beppe Grillo disfa quella delle Olimpiadi a Torino. Ma l'approdo finale delle due questioni potrebbe essere lo stesso: l'inciucio con il Pd. A Roma il candidato premier cerca di destreggiarsi tra il corteggiamento al Vaticano e gli abboccamenti con la sinistra. A Torino, dopo l'apertura del garante Beppe Grillo ai Giochi invernali del 2026, Chiara Appendino scivola sulla buccia di banana a cinque cerchi. Nel capoluogo piemontese, per la prima volta dall'inizio amministrazione, è saltato il numero legale. In consiglio comunale all'ordine del giorno c'era una mozione presentata dal Pd sulla candidatura della città per i Giochi del 2026. Ma quattro dei 24 consiglieri comunali M5s non si sono presentati. Assenti Damiano Carretto, Daniela Albano, Marina Pollicino e Viviana Ferrero. Seduta sospesa ed ennesima spaccatura nel Movimento. Eppure doveva essere tutto tranquillo perché venerdì c'era stato l'endorsement entusiasta di Beppe Grillo: «È un'occasione da cogliere in maniera positiva, per Torino e il Movimento. Dimostreremo di saper fare Olimpiadi a zero debito, in maniera sostenibile». Così, mentre qualcuno gridava all'incoerenza per il No di Grillo alle Olimpiadi a Roma nel 2020, la sindaca Appendino partiva in quarta: «Mercoledì invierò una lettera al Coni per manifestare l'interesse della città di Torino a ospitare i Giochi». Ma, oltre a scrivere la lettera, oggi bisognerà ricompattare il gruppo grillino. E placare gli animi dei quattro «duri e puri» tra cui la No-Tav Viviana Ferrero, che a fine settembre scorso manifestava contro il G7 insieme a black bloc e antagonisti dei centri sociali. Chi le è vicino parla di una Appendino «che da dopo l'inchiesta per i fatti di Piazza San Carlo sta vivendo momenti molto difficili, con crisi di stress durante le riunioni di maggioranza». E ora il disco verde per le Olimpiadi-bis potrebbe arrivare soltanto con i voti del Pd. Mentre il leghista Luca Zaia, governatore del Veneto, ha proposto anche lui la candidatura delle Dolomiti per la manifestazione sportiva del 2026. Grillo, per il momento, dopo la figuraccia di Torino è rimasto in silenzio.

Luigi Di Maio, in cerca di una maggioranza, è appeso allo stesso filo. Tratta con la Lega per la presidenza delle Camere, ma è appoggiato da un vasto fronte catto-comunista che va dai vescovi progressisti «impauriti da un governo Salvini» fino a pezzi della sinistra. L'ultimo appello gauchista per un governo Di Maio è arrivato ieri dal Parlamento Europeo, attraverso le colonne del Fatto Quotidiano. Lo hanno firmato il verde francese Pascal Durand e Barbara Spinelli, eletta a Bruxelles con la lista L'Altra Europa con Tsipras e iscritta al gruppo della Sinistra unitaria europea. I due esponenti della sinistra radicale hanno spiegato a chiare lettere: «Noi, da figli di militanti antifascisti, osiamo dirlo apertamente. Pensiamo che il Partito Democratico debba tentare un negoziato con M5s e Liberi e Uguali». Il Movimento non basta più a se stesso.

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