Lega, tolti il Nord e la Padania a rischio l'Alberto da Giussano

Lega, tolti il Nord e la Padania  a rischio l'Alberto da Giussano
Sostieni il progetto Conflitti da non dimenticare su Gli Occhi della Guerra
13 Marzo Mar 2018 13 marzo 2018

La nuova svolta sovranista del segretario Salvini sta cambiando volto al partito. «Lasciateci il guerriero»

Ad abbandonare il simbolo è stata prima la scritta «Padania», in basso, sparita insieme al verde della rosa camuna, per lasciare il posto al blu con cognome in giallo «Salvini premier». Contemporaneamente è andata via la parola Nord: lo strappo più doloroso, da un lato perché surclassava il fondatore Umberto Bossi (il suo cognome, presente agli albori, fu cancellato dopo il quinto congresso federale, quando divenne segretario Roberto Maroni); dall'altro perché mentre la Padania è rimasta sempre e solo un miraggio, il Nord «è e non può non essere», ma soprattutto è stato la ragione politica del partito. L'ultimo baluardo, restato a rappresentare la vecchia Lega Nord autonomista nel simbolo di quella nuova nazionalista di Matteo Salvini pareva dunque essere l'Alberto da Giussano, leggendario condottiero che resistette a Federico Barbarossa il 29 maggio del 1176 nella Battaglia di Legnano.

Anche il guerriero medievale, tuttavia, non è sembrato passarsela troppo bene negli ultimi tempi: diventato sempre più piccolo e stilizzato, è stato dato per pensionabile dal simbolo all'indomani delle elezioni. Tutto smentito ieri al termine del consiglio federale dallo stesso segretario Matteo Salvini che ha negato di volerlo eliminare: «Chi l'ha detto? No assolutamente. Leggo cose bizzarre, non ho capito perché avrei dovuto toglierlo».

Il leggendario guerriero resiste ancora, dunque, nonostante l'ondata di rinnovamento della nuova era salviniana. E rimane fieramente al centro del cerchio blu a sfondo bianco. Ma a rappresentare cosa? Non sarà certo solo una questione di effigi, ma ad ogni consiglio federale le tracce del Carroccio del passato sembrano più sbiadite e il motto «Prima il Nord» finito nel dimenticatoio. Da Ieri, ad esempio, è partita la campagna tessere 2018: non ci saranno schede separate tra nord e sud e «sarà un tesseramento normale», ha precisato Salvini.

Nel frattempo a cambiare pelle, seguendo la strategia del segretario, sono anche le persone. Col nuovo corso il Movimento dei Giovani padani ha lasciato il posto alla Lega fiovani. La notizia non sconvolge i ragazzi di Matteo: «Il cambio è del tutto naturale. Rimaniamo autonomisti e federalisti, pur aprendoci ad altre realtà giovanili che condividono il nostro programma in tutto il Paese. Da tempo ci interfacciamo con regioni come Lazio, Calabria e Umbria dove abbiamo anche eletto il primo parlamentare di 30 anni», è l'analisi di Laura Aguzzi, bella e agguerrita 23enne che da qualche anno guida i 70 iscritti under 35 del capoluogo lombardo. «Era una cosa che ci aspettavamo: essendoci aperti al Sud, questo nome è più inclusivo», commenta Francesco Giani, giovanissimo consigliere leghista del Municipio 7. Quanto al cimelio Da Giussano, i millennials che seguono Matteo lo vedono «non come un simbolo del Nord, ma di tutto il Paese». E non hanno intenzione di abbandonarlo, se non altro perché porta fortuna: «Era nel marchio elettorale che ha permesso alla Lega di Salvini di prendere il 18 per cento». Una tattica vincente: secondo Lorenzo Pregliasco di Youtrend lo «sfondamento» al Sud c'è stato e «in alcuni Comuni come Lecce e Taormina, l'incremento di voti assoluti arriva addirittura a superare il 300 per cento».

Commenti

Commenta anche tu