Pedofilia in rete, così gli utenti possono aiutare Europol nelle indagini

Pedofilia in rete, così gli utenti possono aiutare Europol nelle indagini
13 Marzo Mar 2018 13 marzo 2018

Si chiama “Stop Child Abuse – Trace an Object” ed è la pagina web con cui gli internauti possono aiutare l'Europol a risolvere i casi di pedofilia rimasti insoluti

Una maglietta, un deodorante, un flacone di sapone per i piatti. Oggetti di uso comune ma anche segni particolari delle scene dei crimini peggiori: quelli sui minori. Sono spesso relegati in secondo piano, appoggiati su un mensola, dimenticati nei meandri di qualche squallida stamberga dove si consumano le violenze. Si vedono appena e possono aiutare gli inquirenti ad assicurare i pedofili alla giustizia.

Nasce con questo spirito la pagina web “Stop Child Abuse – Trace an Object” di Europol, dove vengono pubblicate le immagini estrapolate dai contenuti pedopornografici che circolano in rete. Sono milioni quelli in cui giornalmente s’imbattono le forze dell’ordine senza riuscire a dare un nome alle vittime o ai loro carnefici. Proprio per questo la polizia europea ha deciso di chiedere aiuto al “pubblico” del web perché, come si legge sulla pagina dedicata all’iniziativa, “più occhi possono portare più indizi e contribuire a salvare questi bambini”.

L’esperimento è partito a giugno dello scorso anno con i primi 20 fotogrammi. Da allora 18.300 persone hanno partecipato alle indagini, aiutando gli investigatori del Centro Europeo per il Cybercrimine (Ec3) a riconoscere 70 oggetti di cui “25 sono stati individuati come provenienti da un solo Paese di produzione o da una manciata di Stati”, scrive l’Europol. Così “possiamo essere quasi certi che l’immagine contenente l’abuso sessuale nei confronti dei minori è avvenuto in quei Paesi”. Mentre “45 immagini non hanno portato a un luogo specifico perché sono oggetti presenti in molti Paesi del mondo”.

#StopChildAbuse webpage https://t.co/e5u0sQioWu
20 objects featured on child abuse materials. Do you recognise them?#TraceAnObject pic.twitter.com/XKfJ4dDkMs

— Europol (@Europol) 1 giugno 2017

Nei casi in cui è stato possibile localizzare gli oggetti e quindi individuare il Paese dove si è consumato l’abuso, l’Europol ha provveduto a mettersi in contatto con le autorità competenti a livello nazionale. “Ci sono numerose indagini in corso”, spiega l’agenzia europea, e “anche se sono molto difficili e possono richiedere mesi o anni, gli indizi raccolti tramite Trace an Object possono essere fondamentali per far partire approfondimenti o collegare prove differenti”.

L’ultima tranche di oggetti è stata pubblicata qualche settimana fa, tra le immagini è possibile distinguere un porta fazzoletti di cartone, alcune lozioni, un biberon accanto a dei flaconi medicinali e via dicendo. Tutti possono dare il loro contributo, anche in forma anonima, navigando sulla pagina web e cliccando sull’oggetto di cui si pensa di riconoscere la provenienza. In automatico apparirà un box azzurro con la scritta “invia informazioni”. Non resta che provare e mettere il proprio intuito al servizio di una buona causa.

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