Appese in caserma bandiera del Reich: l'Arma punisce il carabiniere

Appese in caserma bandiera del Reich: l'Arma punisce il carabiniere
Sostieni il progetto Conflitti da non dimenticare su Gli Occhi della Guerra
14 Marzo Mar 2018 14 marzo 2018

Punito con un provvedimento disciplinare il carabiniere accusato di aver esposto una bandiera "nazista" in caserma a Firenze

Dopo quattro mesi, la punizione. Il carabiniere di Firenze che appese una bandiera del Reich prussiano in caserma è stato raggiunto oggi da una sanzione disciplinare dell'Arma. Tre giorni di consegna semplice per una vicenda esplosa sui giornali in una (isterica) corsa al militare neonazista.

Forse ricorderete quanto successo. Era inizio dicembre quando un sito fiorentino pubblicò un video in cui si intravedeva dalla finestra della caserma Baldissera un vessillo definito al momento "nazista". In breve tempo montò uno scandalo. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti si scagliò contro il militare del VI Battaglione Toscana, sostenendo che "chi espone una bandiera del Reich non può essere degno di far parte delle forze armate". Peccato si trattasse di una fake news, o quasi. Nel senso che la bandiera è sì appartenuta al Reich tedesco, ma non al Terzo di Hitler, piuttosto al Secondo della Germania imperiale. Certo, all'estero i gruppi neonazisti non disdegnano di utilizzarlo, ma il carabiniere disse senza se e senza ma di non essere a conoscenza.

Il caso dopo qualche giorno si sgonfiò, smentendo l'immagine di un carabiniere intento a ostentare simpatie neonaziste. Eppure l'Arma è andata avanti con il procedimento disciplinare che oggi è arrivato a conclusione. L'accusa iniziale prospettava una consegna di rigore (massima punizione disciplinare di corpo e che comporta la restrizione della libertà personale del militare) perché - si legge nel provvedimento - "affiggeva alla parete della camera in uso materiale privato, tra cui una bandiera di guerra della marina imperiale tedesca, talvolta usata in contesti di apologia di istituzioni non democratiche, che è stata ripresa all'esterno dal giornalista e successivamente pubblicata sul web e dalle maggiori testate giornalistiche nazionali". Inutile la difesa del gendarme. Per i giudici "il comportamento determinava una lesione dell'immagine dell'Arma in relazione alla sua estraneità alle competizioni politiche".

Certo, invece della consegna di rigore il militare si trova sul groppone una consegna semplice. Uno sconto, insomma. Ma pur sempre di punizione si tratta. "È inammissibile che un carabiniere venga sanzionato per il significato distorto dato da altri ad un simbolo - attacca Giorgio Carta, avvocato difensore - Il ragazzo non è nazista, è solo uno studente di storia alla Sapienza. Ha chiarito di non sapere che in altri Stati facessero un tale uso del vessillo".

La spiegazione però non è bastata. E non è bastato neppure dimostrare che la bandiera fosse stata acquistata su un sito web di oggetti militari, accessibile a tutti e dove non era scritto che fosse usata in contesti neonazisti. "È assurdo - conclude Carta - che il carabiniere venga punito non per quello che ha fatto, ma per il significato che altri, in altri Paesi, avrebbero dato a quel simbolo. E per l'errore, poi smentito, di un giornalista".

Tags

Commenti

Commenta anche tu