La Pinacoteca "scoperta" dai ladri

La Pinacoteca scoperta dai ladri
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14 Marzo Mar 2018 14 marzo 2018

Un istituto nazionale è insicuro e i pochi custodi sono più radi dei rarissimi visitatori

Mi chiama un giornalista di Bologna per chiedermi di commentare il furto della tavola di un grande pittore del Trecento, Giusto de' Menabuoi, dalla Pinacoteca nazionale di Bologna. Dunque, un importante istituto nazionale è insicuro, le stanze non hanno custodi, e quei pochi sono più radi dei rarissimi visitatori. Qualche anno fa l'opera più importante della pinacoteca, l'Estasi di santa Cecilia di Raffaello, fu sfregiata con un taglio secco di lametta: nessuno se ne accorse, il capolavoro non era presidiato. Quando lo stesso dipinto fu ospitato saggiamente nel bellissimo Palazzo Fava, sede della fondazione Carisbo, lo controllavano tre guardie armate. Sarebbe auspicabile che alcuni capolavori della pinacoteca trovassero temporanea sede in quel palazzo, messo in sicurezza come Fort Knox per la mostra della Ragazza con l'orecchino di perla di Vermeer. Da allora Palazzo Fava è molto più sicuro della pinacoteca; e soltanto persone che non tengono al patrimonio della loro città, come Daniele Benati, Carlo Ginzburg e Anna Ottani Cavina, con altri ignavi, potevano protestare, attaccando la fondazione che garantiva una tutela che lo Stato, come dimostra questo furto, non era in grado di dare. Il giornalista mi interroga sul danno di immagine sofferto dal museo, e mi rivela che non c'era mai stato prima di questa occasione. Gli spiego allora che non si può rovinare l'immagine di chi non ce l'ha, e che lui deve ringraziare i ladri che gli hanno fatto sapere che la Pinacoteca esiste.

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