L'arte di Matilde Rosier nella memoria storica di un critico pacifista

L'arte di Matilde Rosier nella memoria storica di un critico pacifista
14 Marzo Mar 2018 14 marzo 2018

Un progetto della galleria Cortese nella casa dell'intellettuale che sostenne le avanguardie

Magia dell'arte di ogni epoca, quella di risvegliare l'anima di luoghi e spazi attraverso dialoghi e riletture del passato. Nel caso specifico, ad essere risvegliata è una di quelle storie nascoste che fanno parte del patrimonio culturale italiano e, nella fattispecie milanese. Protagonisti sono l'artista contemporanea francese Mathilde Rosier e la Fondazione Guido Lodovico Luzzatto che gestisce la «casa museo» appartenuta al grande intellettuale e critico d'arte ebreo che tra le due Guerre si distinse per intuizioni e personalità. La casa di via Canova 7, rimasta intatta con la ricca biblioteca e la collezione d'arte di Luzzatto, ospita in questi giorni performance e opere dell'artista che, tra pittura, azioni e video, trasforma un luogo denso di memoria in un palcoscenico vibrante. Regista dell'operazione, la gallerista milanese Raffaella Cortese, donna colta e sensibile che ha saputo raccogliere l'istanza di una fondazione nata per diffondere la storia e il vissuto di un uomo che ebbe un'intensa attività critica e un rapporto diretto con numerosi grandi maestri figli delle avanguardie del Novecento, da Chagall a Gris, da Kirchner a Mela Muter. Un fil rouge lega gli interventi della Rosier mimetizzati nelle stanze affollate di libri e oggetti, alle opere che compongono la mostra personale negli spazi della galleria Cortese in via Stradella. Le case museo, di cui la nostra città è tutt'altro che priva (basti pensare alla Casa Boschi Di Stefano o lo stesso Poldi Pezzoli), rappresentano un territorio denso di fascino per gli artisti; al di fuori degli stilemi imposti dalla globalizzazione e all'opposto degli spazi asettici dei musei contemporanei, sovrastano la percezione con il loro peso identitario ma, al contempo, offrono agli artisti innumerevoli spunti di analisi e riflessione. Mimesi, dialogo e spiazzamento sono alla base del progetto della Rosier che, tra i suoi interventi, utilizza per uno dei suoi video il vecchio televisore del salotto di casa Luzzatto, luogo dove l'intellettuale si ritirava per coltivare i suoi rapporti epistolari con gli artisti europei, ma anche con i fuoriusciti italiani durante il regime fascista. Negli spazi della galleria Cortese, l'artista presenta invece il ciclo di dipinti visionari della serie «Blind Swim» e il video di una performance realizzata pochi giorni prima il vernissage: due ballerini di valzer indossano costumi realizzati dall'artista e danzano nello spazio della galleria cancellando ripetutamente lettere e segni creati sul pavimento.

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