Travolto e ucciso l'ex presidente del Tribunale di Lodi

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3 Aprile Apr 2018 03 aprile 2018

Bruno Apicella, 84 anni, era in bici insieme alla moglie. L'investitore guidava ubriaco

Paola Fucilieri

La sua bici stava ancora volando per aria mentre lui era già caduto a terra battendo con violenza il capo sull'asfalto. Domenica, la sera di Pasqua, è morto così, sul colpo, l'avvocato in pensione Bruno Apicella, presidente del Tribunale di Lodi dal 1995 al 2006 e, ancora prima, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, giudice istruttore a Milano. Aveva 84 anni. Tutto è accaduto in pochi drammatici attimi. Apicella è stato travolto e ucciso a pochi metri da casa sua, in viale delle Rimembranze a Lodi mentre, insieme alla moglie, andava in bicicletta verso il centro. L'uomo alla guida della Volkswagen Golf che lo ha investito, un artigiano 41enne di Lodi che guidava ubriaco, nello scontro è rimasto illeso quindi subito dopo l'incidente si è fermato cercando di prestare soccorso, ma le condizioni dell'ex giudice erano già disperate per le gravissime lesioni interne causategli dallo scontro. È deceduto infatti poco dopo sul posto nonostante l'arrivo tempestivo dei soccorsi; sua moglie, che ha 71 anni ed è rimasta anch'essa coinvolta nello schianto, era ancora in sé quando è stata portata da un'ambulanza del 118 all'ospedale Maggiore di Lodi per accertamenti e ce la farà. Al carcere della Cagnola con l'accusa di omicidio stradale è finito intanto l'investitore che gridava la sua innocenza sostenendo di non aver notato Apicella e la moglie: dall'alcol test si è scoperto infatti che l'uomo, incensurato, nel sangue aveva una concentrazione di alcol superiore quattro volte al limite consentito e che guidava a velocità sostenuta.

Mentre la notizia si diffondeva velocemente in tutta la città - anche a causa del traffico bloccato a lungo viale delle Rimembranze - sul luogo dell'investimento sono accorse molte persone. Primo fra tutti Michele, uno dei tre figli dell'ex giudice morto e tra i legali di Giancarlo Fiorani, l'ex banchiere della Banca Popolare di Lodi.

La scomparsa di Bruno Apicella, così improvvisa e violenta, lascia un grande vuoto tra tutti coloro che lo conoscevano e lo stimavano. Da un articolo del quotidiano campano Il Portico si legge che Apicella - medaglia d'argento conferitagli proprio dalla città di Lodi nel 2007 per la lunga attività svolta in magistratura - era salernitano di Cava de' Tirreni dove era nato il 10 dicembre 1933. Sposato e, come dicevamo in precedenza, padre di tre figli, si era laureato in giurisprudenza all'università Federico II di Napoli a soli 22 anni. Per circa una decina d'anni giudice istruttore al tribunale di Milano, si era messo in evidenza per la sua attività di repressione dei reati finanziari e valutari. Fu lui a introdurre lo strumento delle rogatorie internazionali, che per i processi «Sindona» e «Banco Ambrosiano» lo portarono a New York, Buenos Aires, in Finlandia, in Svizzera e nell'America Centrale, per interrogare dei latitanti.

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