La Cina si appella al Wto per disinnescare i dazi Usa

La Cina si appella al Wto  per disinnescare i dazi Usa
11 Aprile Apr 2018 11 aprile 2018

Pechino fa ricorso e chiede una mediazione, ma tende la mano a Trump sull'auto: «Pronti a ridurre le tasse»

Pechino da un lato tende la mano a Donald Trump e dall'altro si muove per le vie ufficiali del World Trade Organization, per denunciare i dazi Usa su acciaio e alluminio e chiedere una mediazione. Tanto è bastato comunque alle Borse per tirare il fiato: Milano ha guadagnato lo 0,5%, Londra lo 0,9%, Parigi lo 0,8% e Francoforte l'1,1%.

Proprio quando si temeva l'escalation della guerra dei dazi tra Usa e Cina che, da marzo, infiamma i listini mondiali, il presidente cinese Xi Jinping, dal forum di Boao, ha lanciato un messaggio di distensione, ribadendo di voler proseguire con l'«allineamento» dell'ex Celeste Impero alle norme commerciali internazionali.

Quattro i passi sulla via della normalizzazione: una maggiore apertura dei servizi bancari, assicurativi e finanziari ai mercati esteri; la riduzione dei tetti sulle proprietà straniere nei settori in cui tali restrizioni sono ancora previste, a cominciare dal comparto auto; la protezione effettiva della proprietà intellettuale e l'ampliamento delle importazioni con il taglio dei dazi sull'auto e su altri articoli.

Nel suo intervento Xi Jinping non ha mai direttamente menzionato Trump ma, specificando che saranno «ribassati significativamente» i dazi sulle importazioni di auto, ha lanciato un messaggio di pace verso la Casa Bianca. Lunedì infatti The Donald, in un «tweet», aveva preso di mira proprio il comparto auto, bollando come «stupido commercio» quello per cui i veicoli esportati dalla Cina agli Usa sono sottoposti a dazi del 2,5%, a fronte del 25% imposto in direzione contraria.

Il leader cinese, nel suo intervento dall'isola di Hainan in cui si svolge il Boao Forum, non ha accennato, neppure indirettamente, alle temute contromosse in mano a Pechino, nonostante ieri forse filtrata l'indiscrezione che la Cina avrebbe potuto svalutare lo yuan; l'arma finale sarebbe poi disertare le aste del debito pubblico americano. Anzi: Xi Jinping, di fronte a un parterre che includeva Christine Lagarde (numero uno dell'Fmi), ha difeso la globalizzazione e ribadito che la porta della Cina «non sarà chiusa al mondo, ma si aprirà sempre di più». «La mentalità da guerra fredda appare fuori posto. Solo lo sviluppo pacifico e la cooperazione porteranno a risultati vantaggiosi per tutti», ha concluso il premier cinese.

In realtà Pechino promette da anni una maggiore apertura, senza però mai passare dalle parole ai fatti. Ieri per lo meno Xi Jinping ha indicato un termine specifico per promuovere almeno due azioni care agli americani (e non solo a loro): l'alleggerimento dei dazi sulle importazioni e la riduzione dei tetti alle proprietà straniere in Cina saranno effettuati «entro l'anno». Per la realizzazione di tutte le altre promesse invece, occorrerà attendere «il prima possibile».

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