«La prevenzione si fa con cibo e attività fisica»

12 Aprile Apr 2018 12 aprile 2018

Dopo i 60 anni i disturbi colpiscono un uomo su due. Le donne a rischio incontinenza

«Alimentazione e attività fisica possono giocare un ruolo importante nella prevenzione dell'ipertrofia prostatica. Un uomo che a 50 anni ha i primi disturbi, e non ha una buona qualità di vita rispetto a questi aspetti, può cominciare a evidenziarli maggiormente». Lo spiega Giorgio Guazzoni, responsabile dell'Unità operativa di Urologia e Andrologia dell'ospedale Humanitas di Milano. Rispetto a uno dei più diffusi distubi che riguardano la minzione nell'uomo «sta aumentando l'attenzione, in modo correlato all'aumentare dell'età media: si rivolgono allo specialista pazienti di 80 anni con forti disturbi ma non è più infrequente visitare pazienti giovani, di 40-50 anni», spiega Guazzoni.

Anche per questo la prevenzione acquista rilievo: «Ci sono fattori dietetici che possono contribuire a infiammare la prostata: superalcolici, vino bianco, cioccolata, insaccati, pomodori. E accanto a questo l'attività sedentaria sicuramente peggiora in maniera importante il problema».

Dopo i 60 anni più del 50 per cento degli uomini comincia a lamentare questi disturbi, e queste indicazioni possono aiutare in maniera importante a limitarli e prevenirli. «Chi urina male deve fare attività fisica, evitare strapazzi alimentari ed evitare di trattenere le urine». Quest'ultima raccomandazione peraltro «vale in generale per tutti, poi in particolare per chi urina male, anche per le donne: chi trattiene non fa un favore alla sua vescica».

Il rilievo che l'ipertrofia prostatica benigna ha fra le alterazioni della minzione nell'uomo, nella donna è occupato dall'incontinenza, per una maggiore predisposizione legata alla anatomia degli organi pelvici e per l'incidenza di eventi come i parti naturali e la menopausa. La prevalenza cresce con gli anni, con una stima che dal 20-30% in età adulta passa al 30-40% in media età e al 30-50% dopo i 65 anni.

L'incontinenza da sforzo, cioè legata a un'attività fisica, un colpo di tosse, un movimento, è la forma più frequente (50% circa dei casi), quella da urgenza (l'impellente desiderio di urinare) riguarda il 15%, la forma mista il rimanente 35%: quella da sforzo prevale in età giovane, quella da urgenza aumenta con l'età.

«Nella donna il problema è più frequentemente correlato allo scivolamento o mal posizione della vescica», spiega Guazzoni, e la terapia presenta due possibilità: «La riabilitazione del piano perineale, rinforzando i muscoli, e se non è sufficiente un piccolo intervento, correlato alla situazione anatomica che il chirurgo troverà». L'intervento è la seconda opzione dopo una terapia medica «impostata su antinfiammatori di tipo vegetale, farmaci che aiutano la prostata a svuotarsi».

Mag

Commenti

Commenta anche tu