L'ottimismo del liberalismo classico

L'ottimismo del liberalismo classico
15 Aprile Apr 2018 9 giorni fa

Succede che mi chiedano: con quale libro iniziamo ad avvicinarci al pensiero liberale? La risposta non è ovviamente semplice. Questa «Biblioteca liberale» ne ha scritte di tutti i colori: abbiamo riscoperto il contenuto liberale dei Promessi sposi, abbiamo preso per i capelli il cyberpunkismo di Gibson, e ovviamente abbiamo recensito i classici. Ma insomma la risposta fino a oggi era difficile. Certo, gli italiani hanno scritto magnifici e completi volumi sulla storia del liberalismo. Antiseri ci ha portato nelle viscere della nostra tradizione giudaico-cristiana da non abbandonare.

È uscito il libro perfetto. Nel senso che risponde perfettamente all'esigenza di avere un primo approccio con il pensiero liberale. Edito dall'Istituto Bruno Leoni, è fresco di stampa: Liberalismo classico. Un'introduzione. A scriverlo, magnificamente, è il solito Eamonn Butler. I lettori di questa rubrichetta sanno che ne siamo fan sfegatati. Sua è la sintesi del pensiero di Adam Smith e anche quella della scuola austriaca. Per capirci, si tratta di due dei fondamenti proprio del liberalismo classico. Butler sintetizza, cita le cose che contano, non fa il fenomeno, non sottintente un pensiero e un'erudizione, vi prende per mano e vi porta a capire un set di pensieri. Anche complicati.

Nella bella introduzione Stephen Davies scrive: «Il liberalismo classico è anche associato a numerose attitudini e caratteristiche stilistiche. Una delle più importanti è quella di ottimismo, di fiducia nella possibilità di migliorare la condizione dell'uomo, unita alla consapevolezza che negli ultimi due secoli ciò sia di fatto avvenuto. Un'altra di queste caratteristiche è guardare avanti, verso il futuro invece che al passato. Potremmo inoltre individuare un punto focale nell'individualità e nell'autogoverno, o autonomia. Ma forse l'elemento distintivo è la civiltà, che si sostanzia nel pensare il meglio degli avversari e degli interlocutori invece di imputargli intenzioni e disegni ostili - una qualità carente in gran parte del dibattito contemporaneo».

Il liberalismo classico non è quello sociale, non è quello dei liberal americani, ma non è neanche conservatorismo. È il liberalismo di Locke, Smith, von Hayek, Friedman, per capirci. «I liberali classici riconoscono che una qualche forza può essere necessaria per impedire che le persone nuocciano le une alle altre e concordano nel sostenere che solo le autorità dovrebbero essere investite di tale potere. Sanno tuttavia che il potere non è esercitato da un qualche imparziale Stato ma da uomini in carne e ossa, che condividono le stesse debolezze del resto della popolazione. Il potere tende a corrompere, e le politiche che i politici spesso citano come interesse pubblico fanno invece comodo ai loro propri interessi. Inoltre, i teorici del contratto sociale come il filosofo inglese John Locke (1632-1704) sostengono che il potere del governo derivi dagli individui e non viceversa».

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