Una regia kolossal tra sangue, passioni e lampi di guerra

Sostieni il progetto Conflitti da non dimenticare su Gli Occhi della Guerra
16 Aprile Apr 2018 16 aprile 2018

Piera Anna Franini

Nell'opera Francesca da Rimini, ieri sera alla Scala dopo 59 anni d'assenza, il compositore Riccardo Zandonai guarda a Strauss, Wagner, Ravel, Debussy, oltre che al Verismo italiano, per cantare l'amore adultero di Paolo e Francesca: due cognati che leggendo d'amori proibiti («Galeotto fu il libro e chi lo scrisse») vedono esplodere una passione sconvolgente. Prendendo spunto dall'antica vicenda, Gabriele d'Annunzio scrive un poema di sangue e lussuria che Zandonai pone in musica, dopo il taglia e cuci del librettista Tito Ricordi. Peccati, passioni e guerre sono gli ingredienti chiave di una Francesca da Rimini monumentale, con 15 personaggi in scena, più danzatori e masse corali. Il regista David Pountney e lo scenografo Leslie Travers, autori della nuova produzione scaligera, ne hanno tratto un colossal con statue alte sei metri, aerei in omaggio al poeta aviatore, libri galeotti di dimensioni ciclopiche. Sul podio, il direttore d'orchestra Fabio Luisi. Nel ruolo del titolo Maria José Siri, a dar voce a Paolo il bello era il bell'argentino Marcelo Puente, Gabriele Viviani vestiva i panni di Gianciotto, mentre il personaggio più torvo dell'opera - Malatestino dall'Occhio - era Luciano Ganci.

Il sangue dei delitti di famiglia si mescola con quello dei conflitti tra consorterie e fazioni politiche. Tenuta a battesimo all'alba del 1914, l'opera è poi debitrice degli umori della Grande Guerra. La regia fa dialogare il tema dell'amore e della guerra, ricordando che entrambi erano Piaceri dannunziani. Non mancano i riferimenti alle imprese del Vate, così, accanto ad armature antiche, ecco le divise d'arditi a Fiume, quindi l'aereo del volo su Vienna. In scena domina un cilindro. E' la bianca torre d'avorio di Francesca. Il cilindro si apre e chiude lasciando intravedere una mare di sangue, ma anche trasformandosi in una tremebonda macchina da guerra movimentata da soldati armati fino ai denti. Francesca è intenta ad amare, sognare, leggere, così come è pronta a gettarsi in battaglia. La sensualità degli amanti si scontra con la ferocia dei due fratelli di Paolo, l'uno guercio e l'altro sciancato, entrambi sanguinari e perversi. Francesca è adultera, ma a conti fatti è una sposa bambina cui toccano nozze scomode. Veste bianco candido, ma anche rosso vivo, con ori alla Klimt. All'occorrenza indossa gli abiti cupi e ferrigni della guerra.

Commenti

Commenta anche tu