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17 Aprile Apr 2018 17 aprile 2018

Davide Pisoni

La chiamano la partita perfetta anche se è priva dell'essenza dell'arte della pedata: il gol. È una contraddizione che ha sempre fatto discutere, al Giornale si racconta di un siparietto tra Gianni Brera e Annibale Frossi sul tema. Fa felici gli allenatori che vedono realizzata la loro tattica, i loro schemi; lascia delusi i tifosi. È il fiore all'occhiello dei difensivisti, l'onta da evitare degli offensivisti. Lo zero a zero nell'ultima giornata ha spaccato esattamente a metà il campionato, stabilendo il record di partite senza reti nell'era dei tre punti: cinque su dieci. Minimo storico anche per quanto riguarda le marcature in un torneo a venti squadre: mai la giostra aveva girato così poco, appena tredici volte.

Ci siamo persi il gol. Ma soprattutto delle prime dieci ha segnato solo la Juventus. Le altre che inseguono l'Europa sono rimaste a secco. A ognuno la sua faccia: dal non problema Icardi di Spalletti al canto alternato del gallo Belotti; dal gioco irrisolto delle tre punte di Gattuso all'attacco tascabile di Sarri improvvisamente prevedibile. E poi c'è l'abbonamento ai legni della Roma e l'Immobile di nome e di fatto della Lazio. L'Atalanta ha provato a risolvere la questione con il giovane Barrow, senza fortuna. Sono saliti in cattedra i portieri: Handanovic e Donnarumma su tutti. Perché è anche vero che a volte una parata vale un gol. Ti può entusiasmare o far esultare come quella di Gigio sul tiro di Milik. Se non altro non si è messo di mezzo il Var che ci ha regalato pure l'emozione di rimangiarci un'esultanza oppure fatto scoprire il sapore della gioia a effetto ritardato, del gol realizzato in differita con l'assist tecnologico.

Niente di tutto questo nel weekend da «il gol, questo sconosciuto». Milano è la città simbolo dell'astinenza con l'ultimo derby immagine perfetta, ovviamente con uno zero a zero: in tre partite l'Inter ha collezionato uno zero alla voce gol fatti, il Milan ha timbrato con il solo Kalinic contro il Sassuolo. Gli attaccanti delle milanesi sono stati impallinati dalle tre doppiette consecutive di tal Diabatè, il gigante buono del Benevento.

Eppure l'antitesi del gioco del calcio, il non gol, per assurdo accontenta tutti. C'è un punto a testa all'insegna del «meglio due feriti che un morto», citazione più volte proferita anche da Gigi Buffon. Il non gol è come una violenza impossibile da gestire. Quando l'arbitro fischia ti manca sempre qualcosa. Eppure di un gol ne avevano bisogno tutti. Il Napoli per lo scudetto, le altre per l'Europa, grande o piccola che sia, le romane addirittura per vincere il derby. Il colpo è rimasto in canna. Per i titolisti di un tempo, ma non solo per quelli, sarebbe stata una pioggia di risultati a occhiali. Speriamo che il turno infrasettimanale ci regali una pioggia di gol.

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