"Faccio un Olocausto, arrivo con la molotov" La Germania premia i rapper antisemiti

Faccio un Olocausto, arrivo con la molotov La Germania premia i rapper antisemiti
17 Aprile Apr 2018 17 aprile 2018

Testi contro gli ebrei nell'album che vince gli oscar della musica tedesca

Berlino Felix Klein è il nuovo commissario del governo federale tedesco per la lotta all'antisemitismo. Il governo Merkel ha scelto un diplomatico di carriera per condurre la difficile battaglia contro l'odio antiebraico che, in Germania come in altri Paesi, ha origine in ambienti politici e contesti sociali fra i più disparati. A Klein, che presso il ministero degli Esteri tedesco era responsabile dei rapporti con le organizzazioni ebraiche e dei progetti legati alla memoria dello sterminio, l'esperienza non manca. Il suo problema, semmai, sarà la mole di lavoro da smaltire. Il Bundestag ha chiesto al governo di istituire un commissario ad hoc contro l'antisemitismo dopo che arabi e turchi residenti in Germania hanno manifestato per strada, minacciando di morte gli ebrei tedeschi, in reazione alle parole con cui il presidente americano Trump ha riconosciuto Gerusalemme quale capitale d'Israele. Se quelle dimostrazioni di odio antiebraico mascherato da antisionismo erano di origine politica, il caso di questi giorni dimostra che il virus dell'intolleranza sa anche essere trasversale e apolitico.

Giovedì scorso i rapper Kollegah e Farid Bang hanno vinto il premio per il miglior album agli Echo Awards, gli oscar della musica assegnati dalle case di produzione tedesche. Nato a Friedberg, in Assia, il primo, a Melilla, enclave spagnola in territorio marocchino da genitori marocchini il secondo, i due rapper avevano già fatto notizia mesi fa al momento della loro nomination. «Il mio corpo è più definito di quello di un prigioniero di Auschwitz», canta nell'album il rapper tedesco-marocchino. Uno scivolone non voluto? Non sembra, visto che nello stesso brano «0815» lo stesso Farid Bang aggiunge «Faccio un altro Olocausto, arrivo con la molotov». Anche «Kollegah», convertitosi all'islam all'età di 15 anni, sembra avere la provocazione antiebraica molto facile. Nel suo armamentario ampiamente antiisraeliano, c'è anche un video, Apocalypse nel quale Kollegah lotta contro i cattivi di turno, gli «illuminati», i Rotschild, personaggi con simboli ebraici e via dicendo. Paccottiglia antiebraica di basso livello eppure aggiornata ai temi dell'Onu e dell'Unesco visto che il nostro canta anche che «il tempio di Salomone adesso è la moschea di al-Aqsa». La premiazione del duo non è piaciuta a tutti.

«L'antisemitismo sta diventando accettabile in Germania?», ha domandato con una lettera alla Bild l'amministratore delegato di Airbus Tom Enders. «Le provocazioni antiebraiche non meritano premi: sono ripugnanti», gli ha fatto eco il ministro degli Esteri Heiko Maas. Al di là delle reazioni ufficiali e dello sdegno delle organizzazioni ebraiche, altre due circostanze colpiscono. La prima, gaffe nella gaffe, è che il premio è stato assegnato lo stesso giorno di Yom Hashoah, ricorrenza con cui gli ebrei del mondo ricordano i sei milioni di vittime del nazismo. La seconda è che una reazione è giunta dallo stesso stage degli Echo Awards, dove il musicista Campino ha preso le distanze dai due rapper: se la provocazione è funzionale alla creatività, con Auschwitz avete passato il limite, ha detto il leader dei Die Toten Hosen. Il pubblico ha risposto con una standing ovation e da lì la polemica si è spostata sui giornali, con qualcuno che chiede di ritirare il premio. Farid Bang si sarebbe personalmente scusato con un sopravvissuto, Kollegah, al contrario, ha respinto con durezza le accuse. E mentre il comico ebreo Oliver Polak dice di non essere stupito se poi nelle scuole i ragazzini ebrei vengono picchiati, l'associazione dei discografici Bvmi spiega che è il caso di riflettere se modificare i criteri di selezione degli artisti da premiare.

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