Trump: Cina e Russia svalutano le loro monete

Trump: Cina e Russia svalutano le loro monete
17 Aprile Apr 2018 17 aprile 2018

Ma il Tesoro Usa lo smentisce: Pechino e Mosca fuori dalla lista dei manipolatori di valute

«La Russia e la Cina stanno giocando al gioco della svalutazione di valute mentre gli Usa tengono bassi i tassi di interesse. Inaccettabile!». La manipolazione del mercato dei cambi è una vecchia fissa di Donald Trump, fin dai tempi del j'accuse alla Germania di sfruttare l'euro, «un marco mascherato», per esportare di più. Ma l'ultimo tweet del tycoon ha ben altra valenza: finisce in rete nel momento in cui i rapporti con Pechino e Mosca segnano il punto di maggior caduta. Con il Dragone, Washington sta ingaggiando una disputa a colpi di dazi che potrebbe presto sfociare nell'annuncio di ulteriori tariffe supplementari, da parte degli Usa, per un controvalore pari a 150 miliardi di dollari. Una rappresaglia che l'ex Celeste Impero certo non accetterebbe senza colpo ferire. A invelenire i rapporti tra le due super-potenze ha anche contribuito la decisione cinese di lanciato i futures sul greggio denominati in yuan, per gli Stati Uniti un atto di lesa maestà nei confronti del dollaro.

In ogni caso, dal punto di vista strettamente valutario, le parole dell'inquilino della Casa Bianca suonano un po' sgangherate come tempistica. Nelle ultime settimane, infatti, lo yuan si è rafforzato contro il dollaro come non aveva mai fatto dalla svalutazione a sorpresa annunciata da Pechino nell'agosto 2015, anche se da inizio anno il biglietto verde ha perso il 3,4% nei confronti della moneta asiatica. Discorso analogo per il rublo, il cui crollo negli ultimi giorni non è stato indotto da una svalutazione pilotata (mossa che, peraltro, costringerebbe i russi ad alzare ancora i tassi in un momento assai sfavorevole), ma a causa delle sanzioni che Trump ha scatenato contro la Russia. Mosca rischia inoltre nuove ritorsioni Usa per avere aiutato la Siria a sviluppare presunte armi chimiche che, secondo Washington, sono state usate a Douma due sabati fa.

Il cinguettio trumpiano ha insomma, soprattutto nella parte che riguarda la Russia, un peso essenzialmente politico e scarso fondamento economico. Lo prova il fresco rapporto con cui il Tesoro Usa non ha inserito nè la Cina nè la Russia nella lista dei manipolatori di valute. Pechino, assieme a Giappone, India, Svizzera, Corea e Germania, figura solo nell'elenco dei Paesi monitorati.

Trump ha intanto sciolto le riserve sul vice di Jerome Powell alla Federal Reserve. A ricoprire l'incarico, sarà l'economista di Pimco Richard Clarida. Non un falco e nemmeno una colomba, ma un uomo pragmatico che ha lavorato tra il 2002 e il 2003 al dipartimento del Tesoro con l'amministrazione di George W. Bush.

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