L'impresa medica e il "rischio" di sperimentare

L'impresa medica e il rischio di sperimentare
29 Aprile Apr 2018 29 aprile 2018

Senza voler sembrare cinici, bisogna essere consapevoli che se oggigiorno si eseguono nel mondo con successo 6000 cardiotrapianti l'anno, ciò si è reso possibile perché nel 1905 fu per la prima volta trapiantato il cuore di un cane su un altro cane. È stato necessario attendere oltre mezzo secolo di sperimentazioni, e precisamente il 1967, prima che Christiaan Barnard eseguisse il primo cardiotrapianto su un uomo: il punto è che c'è sempre una prima volta!

Con i farmaci è lo stesso. Probabilmente non sbaglieremmo a sostenere che la più grande invenzione della medicina non sono stati né gli antibiotici né i vaccini, ma il metodo in «doppio cieco». Esso consiste nello sperimentare su due campioni di pazienti un farmaco nuovo al primo campione e un placebo all'altro campione. Né i pazienti né chi confronta l'efficacia del farmaco col placebo sa chi riceve l'uno o l'altro (per questo il metodo è detto in «doppio cieco»). Sarà l'analisi statistica dei risultati a dare una misura della bontà o meno del farmaco stesso.

Appare evidente che la sperimentazione clinica è una pratica indispensabile: è l'unico modo scientificamente corretto per colmare le nostre lacune. Siccome essa solleva anche alcune questioni etiche - tanto per fare un esempio tra i molti: chi riceve il farmaco e chi il placebo? - è anche necessario che la sperimentazione si adegui a protocolli codificati. A illuminarci sui benefìci della sperimentazione e sulle regole tecniche, scientifiche ed etiche che la governano è il libro, pubblicato dall'editore Edra, Farmaci sicuri. La sperimentazione come cura di Silvio Garattini e Vittorio Bertelè, entrambi farmacologi dell'Istituto Mario Negri (di cui Garattini è anche fondatore).

Gli autori accompagnano in modo piacevole e avvincente il lettore lungo la strada per comprendere le implicazioni della sperimentazione clinica, i diritti e i doveri di cittadini e aziende farmaceutiche e, avvalendosi di numerosi esempi, chiariscono perché la sperimentazione è non soltanto necessaria, ma auspicabile. Questo libro è quanto mai benvenuto in un Paese dove, purtroppo non di rado, la scienza viene riscritta prima nelle aule del Parlamento e poi in quelle dei tribunali. Come alcuni casi di cronaca ci hanno purtroppo insegnato.

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