«L'automomia di Pirelli dipende dal suo successo»

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16 Maggio Mag 2018 16 maggio 2018

Nel cda, che passa a 15 membri, entra un manager dei fondi. In Borsa titolo +4,3%

«Pirelli sarà autonoma e rimarrà indipendente finché avrà successo. Se non avrà successo gli azionisti venderanno, cambieranno le regole del gioco, succederanno altre cose». Così l'ad del gruppo, Marco Tronchetti Provera, ha sintetizzato lo «status» complessivo della Pirelli nella prima assemblea dei soci, ieri a Milano, dopo il ritorno in Borsa dell'autunno scorso. Assemblea che, dopo l'utile trimestrale di 92,4 milioni, è stata accolta dalla Borsa con un rialzo del 4,3% del titolo Pirelli.

«Ma - ha poi aggiunto Tronchetti - se si continuerà un percorso di creazione di valore, avremo una società nel futuro pubblica, con il supporto di un azionista di maggioranza relativa che rappresenta il mercato più grande del mondo e che sta crescendo a una velocità maggiore». Un riferimento esplicito alla partecipazione nel capitale del gruppo ChemChina, cui è seguito un «omaggio» al ruolo svolto dal socio asiatico: «È successo l'opposto di quanto molti cantori di sventura avevano previsto. Abbiamo creato le premesse per una Pirelli che ha un futuro, nelle mani del management a cui è stata addirittura consegnata la guida della società di controllo (Filippo Grasso, neo ceo di Cnrc, ndr). Quindi direi che guidiamo il futuro e ne siamo pienamente responsabili».

L'assemblea ha approvato l'aumento a 15 del numero dei membri del cda e ha nominato quale nuovo consigliere (su proposta di un gruppo di società di gestione del risparmio e investitori istituzionali) Giovanni Lo Storto, che entra a far parte anche del Comitato Controllo, Rischi, Sostenibilità e Corporate Governance e del Comitato per la Remunerazione.

Riguardo ai dossier aperti, Tronchetti ha detto che ripartirà entro «fine 2018-inizio 2019» l'integrazione tra Prometeon Tyre, in cui sono confluite le attività dei pneumatici per autocarro di Pirelli, con Aelous, gruppo cinese controllato da Cnrc(ChemChina). L'integrazione si era interrotta nei mesi scorsi per la mancanza di tutte le autorizzazioni richieste.

Una battuta infine, su Rcs: «Se dicessi un prezzo a cui siamo disposti a vendere farei un danno a Rcs, speriamo che possa aumentare il proprio valore, ha detto Tronchetti, in risposta a un socio sullavendita della quota del 4,7% nel Corriere. «Nel nostro portafoglio fortunatamente rappresenta una frazione molto molto piccola. È un atto di fiducia, visti anche i risultati».

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