Quel Comitato grillino che copia Mussolini

Quel Comitato grillino che copia Mussolini
17 Maggio Mag 2018 17 maggio 2018

Anche Lega e M5s non hanno resistito alla tentazione che colpì dittatori e presidenti

F ra tutte le sorprendenti - o preoccupanti - novità del Contratto di governo, quella che sembra colpire di più è la nascita di un Comitato di conciliazione. Dovrebbe dirimere, detto in soldoni, eventuali e probabili contrasti fra 5 Stelle e Lega. Ma come, non c'è già il Consiglio dei ministri, per questo? Ci si chiede. Ecco allora partire immancabili attacchi, di solito esagerati, cui replicano difese altrettanto sopra le righe.

Ha iniziato gli attacchi Graziano Delrio, usando addirittura la bomba atomica, ovvero paragonando il nascituro nientemeno che al Gran Consiglio del fascismo. Il paragone non regge. È vero che il Gran Consiglio era una sorta di doppione del Consiglio dei ministri, creato per ribadire lo strapotere del fascismo e delle sue organizzazioni all'interno dello Stato; in realtà, però, decideva poco o niente, e basti dire che non venne neppure convocato quando fu decisa l'entrata in guerra, il 10 giugno 1940. Al suo interno ci furono discussioni, anche accanite, ma alla fine decideva sempre uno solo, Mussolini. L'unica volta che il Gran Consiglio lo mise in minoranza - il 25 luglio del 1943 - il Duce cadde perché era una decisione già presa dal re e da un gruppo di «congiurati»: senza quella volontà, Mussolini avrebbe semplicemente approfittato della circostanza per distinguere gli amici dai nemici, ed eliminarli. (Con molti auguri al presidente del Consiglio signor XXXXX, a Di Maio e Salvini di non fare la stessa fine con una decisione di Mattarella/re.)

La difesa, invece, è incarnata da Giacinto della Cananea, ideatore del Comitato di conciliazione, il quale sostiene che «è simile al Consiglio di gabinetto previsto dal regolamento di governo». Non è attendibile neppure questo paragone. Senza considerare che la maggior parte degli italiani non sapeva neanche di avere goduto di un Consiglio di gabinetto, il nuovo Comitato di conciliazione avrebbe poteri forti, e come. Infatti, oltre a tenere «un dialogo in caso di conflitti, al fine di risolvere i problemi», dovrebbe elaborare una posizione comune a Lega e grillini nel caso improvviso di «crisi internazionali, calamità naturali, problemi di ordine e di salute pubblici». Dici niente. È anche previsto che, nel caso non si arrivi a un accordo, «le azioni riguardanti i temi controversi saranno sospese per almeno dieci giorni, in modo da dare al Comitato il tempo necessario per raggiungere un'intesa e suggerire le scelte conseguenti». È evidente, che una simile norma mette sotto vigilanza sia il presidente del Consiglio - e forse questo è una dei suoi scopi - sia i lavori del Parlamento.

Infine, la composizione: oltre al presidente del Consiglio dei ministri, sono previsti il capo politico di M5S e il segretario federale della Lega, i capigruppo di Camera e Senato delle due forze politiche ecc. Vengono dunque inseriti in un organo decisionale di governo due capi di partito, in quanto tali: non è previsto dalla nostra Costituzione. Si dirà: ma è sempre accaduto, per esempio, che De Mita e Craxi, anche senza essere ministri o capi del governo, decidessero sulle iniziative e le sorti del medesimo. Sì, ma altra cosa è istituzionalizzare questa prassi. Se un sicuro corso e ricorso storico c'è, è che tutti i governi - più o meno rivoluzionari - tendono a dotarsi di nuove strutture, di nuovi strumenti di comando fatti su misura per governare «meglio»: sarà possibile dire soltanto a posteriori se quel «meglio» era per i governati o per i governanti.

Altri precedenti ci sono: ricordo un «direttivo» creato da Craxi, forse tutti ricordiamo i «Dieci saggi» voluti da Napolitano nel marzo 2013 per elaborare un programma di riforme. Tutto ciò, però, non ha niente a che vedere con il nuovo Comitato di conciliazione. Il quale, in definitiva, può essere visto sotto due aspetti, secondo il principio del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.

Il bicchiere mezzo vuoto dice che i due partiti che andranno al governo intendono cambiare le regole del gioco ben oltre i programmi elettorali, con mezzi spicci e soluzioni che andrebbero discusse in Parlamento, in quanto discutibili.

Il bicchiere mezzo vuoto dice che, prevedendo sin da ora futuri contrasti difficilmente conciliabili, i due partiti hanno deciso di dotarsi di uno strumento che risolva le divergenze, senza esporre troppo i rispettivi capi. E qui la notizia buona è che si è consci di stare all'inizio di un difficilissimo percorso a ostacoli, e che si cerca il modo di superarli.

Auguri a tutti noi.

@GBGuerri

Commenti

Commenta anche tu