Berrettini, Italtennis con vista sul futuro "Io ko contro Zverev, ma a testa alta..."

Berrettini, Italtennis con vista sul futuro Io ko contro Zverev, ma a testa alta...
18 Maggio Mag 2018 18 maggio 2018

Matteo, 22 anni, ha infiammato Roma nel match con il n°3 del mondo

Roma Oggi a Roma è il giorno di Fognini-Nadal, i quarti che agli Internazionali tutti aspettavano (diretta Sky e in chiaro su Tv8 alle 12). Fabio ha fatto fuori Gojowczyk (6-4, 6-4), Rafa ha sbriciolato Shapovalov (6-4, 6-1): l'incrocio è perfetto. L'Italia ha intanto scoperto Matteo Berrettini, romano di 22 anni, che ha infiammato il Foro pur perdendo l'altra sera con Zverev. Un set alla pari, una caviglia che ha disturbato il secondo. Ma Matteo è pronto: di ranking (è già nei 100) e di sponsor (è ambassador Samsung).

Si può sorridere di un ko?

«Quello mai. Però ci sono sconfitte e sconfitte».

Quella con Zverev com'è?

«Lui è il numero 3 al mondo, sopra di lui solo Nadal e Federer. Ho giocato a un livello alto e sono uscito a testa alta. Per cui».

Riassumendo: nel 2016 salta il ginocchio e la stagione, nel 2017 a rinascita. Il 2018?

«Intanto sarei contento di non avere infortuni. Poi mi affido al coach Vincenzo Santopadre, che ha esperienza e mi sa guidare».

In cosa devi migliorare?

«Tutto, e non è mica male... Nel senso: ho un buon servizio, sono cresciuto nella risposta, devo salire negli spostamenti e nel rovescio. Amo la terra, mi adatto bene a qualsiasi superficie: quest'anno farò Wimbledon, da junior mi son trovato bene. Insomma: c'è margine».

Per diventare come chi?

«Sono cresciuto con Federer che vinceva tutto, è il mio idolo. Ma lui è inarrivabile. Tre anni fa qui l'ho fatto riscaldare due volte: ti accorgi che è diverso».

Come vede un giovane tennista il tennis del futuro?

«Dalle regole del Next Gen si può importare qualcosa, ci sta. Però, la coppa Davis... Quest'anno ho vissuto la mia prima convocazione, ho provato i tre giorni di match al quinto set e con il pubblico che tifa. Diciamolo: in sede neutra e in una settimana non sarebbe più la Davis».

E in fatto di soldi?

«La gente pensa che il tennis sia solo ricchezza, ma non è così. Sono d'accordo a redistribuire un po' di premi: io so cosa sono i Futures, cosa ti capita in quei tornei. E magari un giorno succede che ci ritorno...».

Esagerato.

«Però ai top prendere un po' di meno non cambia nulla, a chi è là invece tutto. Là dove se la giocano chi vuole salire e chi vuole sopravvivere: è una vita durissima. E spesso non si torna in pari neanche vincendo».

I posti più strani?

«In Cina ci sono club dove per farti mangiare ordinano il riso da fuori. O al Mc Donald's».

Tornando a oggi: Fognini o Nadal?

«Fabio non lo dò mai sconfitto in partenza e a Rafa non piace avere lui dall'altra parte della rete. Chissà, magari».

E tornando a Matteo?

«Per arrivare in alto bisogna conoscere i valori della vita. Il tennis è un lavoro e una passione, il resto è più importante. Ne sono sicuro: se sei una brava persona diventi anche un bravo tennista».

Commenti

Commenta anche tu