La Borsa riprende fiato ma i mercati sono tesi. Ed è allarme per Mps

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18 Maggio Mag 2018 18 maggio 2018

Lo spread sale ancora, Monte Paschi a -8,8% Borghi: "Via l'ad, la banca non si vende"

Riprende fiato la Borsa, e sale ancora, seppur di poco, lo spread. Messa così, sembra che i mercati abbiano un po' allentato la presa dopo la giornata nera di mercoledì, successiva alla pubblicazione della bozza in cui Lega e Movimento 5 Stelle ipotizzavano la cancellazione da parte della Bce di 250 miliardi di euro di debito italiano. Ma concentrarsi sul rialzo dello 0,29% messo a segno in chiusura da Piazza Affari, o sul frazionale aumento del differenziale tra Btp e Bund (a 153 punti, due in più rispetto alla vigilia), significa dare un'immagine sfuocata del quadro generale, dove il nervosismo resta la nota dominante. Non solo per i ritardi nell'individuazione del futuro presidente del Consiglio, ma soprattutto a causa delle linee-guida del prossimo governo. Quanto successo ieri al Monte dei Paschi di Siena, infatti, è la plastica rappresentazione di come l'approccio dell'alleanza giallo-verde verso alcuni temi economico-finanziari resti urticante per i mercati.

La banca veniva da un periodo positivo in Borsa, con un guadagno di poco inferiore al 20% realizzato nell'ultimo mese legato soprattutto al piano di ristrutturazione. Questo guadagno ha subìto ieri un'erosione dell'8,86%, dopo una picchiata fino a -10,63%, proprio per la volontà dell'asse Lega-M5s di rimettere in discussione i pilastri del riassetto pensato dal Tesoro, diventato socio al 68% con l'obiettivo di trovare un partner con cui fondere l'istituto e al quale vendere la propria quota. L'economista del Carroccio Claudio Borghi, che proprio a Siena aveva sfidato (senza successo) Pier Carlo Padoan alle ultime elezioni, ha confermato che il Mps «deve essere ripensato in un'ottica di servizio, in buona sostanza si deve abbandonare l'idea di fare profitti con la banca vendendola a chissà chi, ma mantenerla come patrimonio del Paese». Non solo. Borghi ha anche spiegato di ritenere «molto probabile», che il nuovo governo faccia saltare l'attuale ad del Monte, Marco Morelli. «Come con tutte le partecipazioni - ha aggiunto - , abbiamo intenzione di procedere a un discreto spoil system». Asciutta la replica di Morelli: «Gli azionisti, e soprattutto quello più importante, sono liberi di fare tutte le riflessioni che ritengono opportune. Noi andiamo avanti, come sapete abbiamo un piano». Più duro Padoan: «Attenzione a non distruggere fiducia e risparmi». Secondo il ministro dell'Economia, le parole di Borghi sono «un fatto molto grave che mette a repentaglio l'investimento effettuato con risorse pubbliche».

È quanto meno probabile che sui temi economici i mercati continueranno a marcare stretto Salvini e Di Maio. Ma forse sarebbe anche il caso di preoccuparsi d'altro. Per esempio, del Fondo monetario internazionale, «impaziente di lavorare con il nuovo governo italiano», ha detto Gerry Rice, portavoce della direttrice Christine Lagarde. Tanta impazienza è legata alla volontà di «formulare le politiche volte a migliorare la crescita e a ridurre le vulnerabilità». Posto che negli ultimi anni l'Fmi ha faticato - e non poco - ad azzeccarne una, le parole di Rice hanno uno sgradevole odore di commissariamento. Che non porta mai nulla di buono. Per conferma, citofonare a qualcuno nei pressi del Partenone.

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