Quella cattolicissima fede dei principi di Monaco

Quella cattolicissima fede dei principi di Monaco
18 Maggio Mag 2018 18 maggio 2018

Alberto e Charlene nel solco della tradizione si raccolgono nell'antica cappella dei Grimaldi

La Cappella Palatina, all'interno del Palazzo dei Principi di Monaco, risale alla metà del '600; i soffitti sono affrescati grazie alle splendide opere di Jacob Froeschle e Deschler d'Augsbourg. Le decorazioni in ceramica risplendono tra le vetrate piombate di Chartres, i cui colori fanno da sfondo alla suggestiva statua della Vergine con il Bambino. Al suo fianco svetta una croce d'argento proveniente da Lovède. È questa la cappella, dedicata a San Giovanni Battista, che sorge all'interno del Palazzo monegasco, dove la famiglia principesca può privatamente e liberamente professare la propria fede cattolica. Una cappella chiusa al pubblico, visitabile sono in occasioni rarissime, come la morte del principe in carica o come è avvenuto durante la Giornata Europea del Patrimonio, qualche anno fa. Un luogo intimo e raccolto, riservato alla preghiera dei membri della famiglia Grimaldi. E dove il Principe Alberto II e la moglie Charlène Wittstock, diventata Grimaldi, possono partecipare alla messa domenicale lontani da occhi indiscreti. Difficile sapere come la famiglia principesca viva la propria fede. «La fede è una questione strettamente privata«, dicono dall'arcivescovado. Di sicuro, ciò che si sa, è che Charlène, la modella di origini sudafricane convolata a nozze con Alberto II nel 2011, si era convertita al cattolicesimo proprio in vista del matrimonio. Il cattolicesimo, infatti, è la religione ufficiale del Principato e la futura principessa, prima delle nozze, era protestante.

Alberto II e la moglie si fanno vedere insieme solamente nelle occasioni ufficiali, come prevede il protocollo. E a messa, se non per celebrazioni ufficiali, sono rari i momenti in cui la coppia si concede a fotografi e cameraman. Cappella privata a parte, infatti, Charlène ama recarsi volentieri da sola a pregare nella Chiesa di Saint Charles, una delle più importanti di Montecarlo. Alberto II, invece, in qualità di capo di Stato, è tenuto a partecipare a tutte le funzioni religiose che si svolgono in Cattedrale.

L'ultima volta che la coppia è stata immortalata con i due gemelli è stata in occasione del Venerdì Santo, a fine marzo. Alberto II e la principessa Charlène, insieme ai figli Jacques e Gabriella, hanno infatti seguito la processione della passione, morte e crocifissione di Gesù dalla finestra del Palazzo dei Principi. E sempre insieme, Alberto II e la principessa Charlène, si sono recati in Vaticano, il 18 gennaio 2016, per una udienza privata da Papa Francesco. L'ex modella era vestita di bianco, con il velo, come previsto dal protocollo: il cosiddetto privilegio del bianco, prerogativa riservata a regine, principesse e duchesse cattoliche che possono indossare un abito bianco al posto del consueto abito nero prescritto dal cerimoniale.

Racconta al Giornale il cappellano del Palazzo, padre César Penzo, che a Monaco è una vera e propria istituzione: «Ancora prima dell'arrivo dei Grimaldi dice il sacerdote, da 47 anni a fianco della famiglia principesca - gli abitanti di questo fazzoletto di terra, parte dell'Impero Romano Germanico, già dal 1200 con l'Imperatore Federico I, detto Barbarossa, erano cattolici. Anche e soprattutto grazie alle truppe di genovesi, inviate a quei tempi a difendere le terre monegasche, ma che successivamente qui si stabilirono condividendo con la popolazione autoctona le proprie tradizioni». Il motto che campeggia sul cartiglio sotto lo stemma dei Grimaldi recita «Deo Juvante» ovvero «Con l'aiuto di Dio». Un motto che ricorda come la religione cattolica, apostolica e romana, rappresenti un affaire di Stato, come indicato dalla stessa costituzione monegasca.

Diventata indipendente da Nizza nel 1868, dal 2000 la diocesi di Monaco è retta dal vescovo nizzardo monsignor Bernard César Augustin Barsi. Ma come viene vissuta la fede cattolica a Montecarlo? «Direi piuttosto bene, serenamente afferma monsignor Barsi - anche perché, nonostante l'esiguità del territorio, la popolazione può contare, cappelle private escluse, su sei parrocchie e dieci chiese dove si celebrano messe anche in italiano, inglese, croato, spagnolo, filippino, portoghese». Il Principato di Monaco, con le sue oltre 128 nazionalità, si è distinto recentemente anche per una campagna di crowdfunding ancora in corso, lanciata per raccogliere fondi destinati al completamento di Agora, un nuovo centro diocesano di Monaco. «Tengo particolarmente a questo progetto dice l'arcivescovo - è stato un mio desiderio fin da quando mi sono insidiato a Monaco. Vorrei che Agora diventasse un luogo, o meglio la casa dove la fede cristiana e la cultura possano trovare i propri spazi. Viviamo in un paese multi-culturale e sono convinto che Agora possa contribuire al dinamismo della vita dei suoi residenti che sono per la maggior parte cattolici».

La pratica, tuttavia, continua a essere cosa di pochi. «Solo il 10% della popolazione frequenta regolarmente la messa», dice l'arcivescovo. In tema di dialogo interreligioso, mons. Barsi assicura che «i rapporti sono buoni, cordiali, anche intensi e positivi. Come con la comunità ebraica che possiede una propria sinagoga». E se il laicismo dei vicini di casa francesi non influisce sulle attività della chiesa di Monaco, ci sono altri segnali che indicano come la fede cristiana sia una realtà vissuta quotidianamente. Come dimostrano alcune festività religiose, soppresse in Italia, ma tenute vive a Monaco. A dimostrazione che il cattolicesimo è ancora la religione di Stato.

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