Saronni avverte Simon&Tom: "La classifica non è questa..."

Saronni avverte Simon&Tom: La classifica non è questa...
18 Maggio Mag 2018 8 giorni fa

«Yates e Dumoulin sembrano una spanna sopra tutti, ma Froome e Aru possono inventarsi qualsiasi cosa»

Imola Oggi ultimo giorno di ricreazione, anche se in questo Giro non c'è stata una sola tappa di tregua, ma domani c'è lo Zoncolan e sul kaiser c'è poco da fare calcoli: lì chi non ne ha, viene risucchiato dalla forza di gravità, e scivola nelle retrovie.

Beppe Saronni, uomo che di ciclismo si nutre e che lo conosce profondamente, scruta il Garibaldi, sul quale sono riportate tutte le tappe e le altimetrie di questo Giro 101. Osserva e pensa. Anche se a turbargli il sonno non è tanto il kaiser, ma il rendimento attualmente al di sotto delle previsioni del suo uomo di punta: Fabio Aru, capitano della Uae Emirates.

Sarebbe facile giocare con le parole, per provare a trovare una chiave di lettura che possa tracciare un futuro più roseo, ma Beppe Saronni non è uomo capace di girare attorno ai problemi, tutt'al più è abituato ad affrontarli.

«I fatti sono fatti, e li avete sotto gli occhi tutti ci spiega l'iridato di Goodwood, capace di vincere in carriera anche due Giri d'Italia, oggi general manager del team dell'emirato -: Fabio fatica a stare con i migliori, ed è chiaro che siamo molto dispiaciuti per questo. Non solo per un aspetto sportivo, ma soprattutto per quello umano. Fabio è un corridore serissimo, che svolge la professione con assoluto impegno. Non è il classico corridore lazzarone: è tutto il contrario. Per questo ci spiace che si trovi in questa situazione, perché non se lo merita».

Il giorno più difficile e duro, domenica scorsa, a Campo Imperatore. Domani c'è lo Zoncolan

«Questo è uno snodo importante. Su quelle pendenze, forse le più dure del mondo, Fabio può invertire il corso del suo Giro. Ha bisogno di ritrovarsi, di restare con i primi. Di fare il pieno di positività, per credere che qualcosa in questo Giro è ancora possibile fare. E mi creda, nel ciclismo, è sempre tutto possibile».

Ma vi siete dati una spiegazione su questo inizio così difficile?

«La cosa brutta è che Fabio dice di stare bene, e anche il medico (Michele De Grandi, ndr) ci conferma che è tutto ok. Il fatto è che fatica a tenere il ritmo dei migliori: è come se avesse un limitatore di velocità».

In questo inizio di Giro, molto complicato, cosa salva?

«La squadra, e l'atteggiamento di Fabio. Il gruppo è davvero coeso, unito: da vera squadra. Questo è il nostro patrimonio, questa è la nostra forza, c'è un senso profondo di appartenenza e amicizia: noi ripartiremo da quì».

Lei è costretto dai fatti alla periferia della corsa rosa. È un osservatore privilegiato: come valuta questo Giro?

«Bello, combattuto e incerto. I punti di riferimento come Froome e Aru sono al momento usciti dai radar. Al momento, però. Guai a dare per spacciato ad esempio un atleta di rango come Chris Froome. Questi sono corridori capaci di inverarsi qualsiasi cosa, e se me lo consente, io questo lo penso anche di Fabio. Poi cosa posso dire? Simon Yates e Tom Dumoulin mi sembrano, al momento, una spanna sopra tutti. Una cosa però la so: nell'ultima settimana ci saranno cambiamenti importanti e visibili. I valori non sono questi. Tutto può ancora accadere. Questo è un augurio per lo spettacolo del Giro, ma è anche una speranza».

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