"Trump non sarà incriminato". E lui: Russiagate? Solo un flop

Trump non sarà incriminato. E lui: Russiagate? Solo un flop
18 Maggio Mag 2018 18 maggio 2018

Per l'avvocato Giuliani, il procuratore Mueller ha detto alla Casa Bianca che il presidente non è imputabile

New York - «Congratulazioni, siamo nel secondo anno della più grande caccia alle streghe della storia Usa»: Donald Trump «celebra» sarcasticamente così il primo anniversario dall'inizio dell'inchiesta sul Russiagate del procuratore speciale Robert Mueller. Ribadendo poi come «ancora non c'è alcuna collusione o ostruzione della giustizia». «L'unica collusione - incalza su Twitter - è stata quella dei democratici che sono stati incapaci di vincere le elezioni nonostante abbiano speso così tanti soldi». E il fedelissimo del presidente Rudy Giuliani, da poco entrato nella sua squadra legale, rivela che il team di Mueller non incriminerà il tycoon. Parlando alla Cnn, l'ex sindaco di New York spiega: «Tutto quello che faranno è scrivere un rapporto». «Non possono incriminarlo. Almeno ci hanno riconosciuto questo dopo qualche battaglia», continua. Una conclusione basata sulle linee guida del Dipartimento di giustizia, che nell'amministrazione Nixon e poi in quella di Clinton hanno affermato l'impossibilità di incriminare un presidente in carica. Posizione che tuttavia non è mai stata messa alla prova in tribunale. E in ogni caso, pure se Mueller si limitasse a compilare un rapporto accusatorio al termine dell'indagine sui presunti legami tra l'entourage del tycoon e uomini di Mosca, questo potrebbe diventare la base per una procedura di impeachment in Congresso, dove però attualmente i repubblicani controllano entrambe le camere. Ma i detrattori sperano che lo scenario possa mutare con le elezioni di Midterm il prossimo novembre. Trump da parte sua, sempre su Twitter, suggerisce che «l'Fbi dell'era Obama ha spiato la campagna con un informatore». E cita il giornalista Andrew McCarthy, secondo cui «probabilmente non c'è dubbio sulla presenza di almeno un informatore infiltrato»: «Se fosse così - tuona Trump - è una cosa più grande del Watergate». Poi ribadisce che «nonostante la disgustosa, illegale e ingiustificata caccia alle streghe, abbiamo avuto i primi 17 mesi di gran lunga più di successo nella storia Usa. Mi spiace per haters e fake news media, ma è così».

Mueller ha rilevato l'indagine, che è stata aperta dall'ex direttore dell'Fbi James Comey (silurato da Trump un anno fa) nel luglio 2016, durante la corsa per le presidenziali. Nei primi 365 giorni di operato del procuratore speciale sono state accusate 19 persone e tre aziende, che devono affrontare in tutto 75 capi d'imputazione penali, dalla presunta cospirazione contro gli Stati Uniti alle frodi bancarie e altre violazioni fiscali. Cinque imputati si sono dichiarati colpevoli, tra cui l'ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, costretto alle dimissioni proprio nell'ambito del Russiagate, e l'ex consigliere della campagna di Trump Rick Gates, che stanno entrambi collaborando con Mueller. Mentre tra 54 giorni inizierà il primo processo, in Virginia, contro l'ex capo della campagna, Paul Manafort. The Donald non è ancora stato sentito sull'inchiesta, ma sono in corso trattative su una sua eventuale testimonianza, e Mueller avrebbe detto ai legali del Commander in Chief di essere pronto a emettere un mandato di comparizione per lui davanti a un grand giury se rifiuterà di farsi interrogare.

Nelle ultime ore sono emersi pure nuovi dettagli sulle attività dell'avvocato personale di Trump, Michael Cohen. Secondo il Washington Post avrebbe sollecitato almeno un milione di dollari a un dirigente governativo del Qatar a fine 2016 per consigli in merito alla futura amministrazione, ma la proposta fu declinata. Dopo l'insediamento del suo assistito come 45 esimo presidente Usa, Cohen si è prodigato per creare contatti preferenziali con aziende straniere e americane offrendo consulenze in cambio di laute somme di denaro. E ci sarebbe anche un pagamento da 500mila dollari - che lui nega - da una società legata a Viktor Vekselberg, oligarca russo amico di Vladimir Putin.

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