Il più bel Campanile di Cuneo

Il più bel Campanile di Cuneo
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25 Maggio Mag 2018 25 maggio 2018

Vadano tutte le lodi a Nino Aragno, appassionato e sofisticato editore in Cuneo, che, seguendo il suo solo gusto e capriccio, pubblica tutti i libri che vorremmo leggere e che non si trovano più, di scrittori grandi e di scrittori dimenticati. Così, tra inediti e lettere di Stendhal e di Benedetto Croce, di Schopenhauer e di Carlo Michelstaedter, di Luigi Santucci (oggi celebrato a Urbino) e di Vittorio Sereni, ritroviamo il più grande scrittore comico, e serissimo, del Novecento: Achille Campanile. I suoi editori lo avevano riesumato in anni non troppo lontani, anche per l'interessamento di Umberto Eco. Il suo libro più delizioso e segreto, che mi raccomandava mio padre giovane, sua beata lettura, Celestino e la famiglia Gentilissimi, è rimasto sommerso.

Una buona ragione perché Aragno lo riesumi, anche per la singolare somiglianza di questo educatissimo antenato con Gentiloni e con Conte (di cui presto si riconosceranno le affinità). In attesa di quel momento (già vedo Aragno tendere le orecchie complici), ecco: «Grazie, arcavolo!» - Scritti inediti e dispersi di Achille Campanile, un libretto che non rivela il divertimento che ci attende. Battute, paradossi, misteriosi divertimenti. Ammonimenti: «Noi ci lamentiamo per le tarme. Ma le tarme di che si lamenteranno? Forse della naftalina? Come va la faccenda delle tarme?. È chiaro: sentono l'odore della naftalina e dicono: attenzione, qui c'è lana; e vanno. Se non ci fosse la naftalina non ci andrebbero». Impagabile. E istruttivo.

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