Alessitimia: il gelo in fondo all’anima

Alessitimia: il gelo in fondo all’anima
31 Maggio Mag 2018 20 giorni fa

Chi sono gli alessitimici, come vivono le relazioni sociali e come guarire da questa patologia

Ci sono persone che sono incapaci di tessere relazioni sociali significative, non sanno esprimere le proprie emozioni; amano ma non sanno manifestarlo al proprio partner. Risultano freddi, distaccati, schivi, assenti. Sembra che la propria anima sia costantemente in una dimensione in cui il gelo e l’inverno regnino sovrani. In termini psicologici questo tipo di persone sono affette da “alessitimia”, una patologia difficile da diagnosticare perché riguarda persone ben strutturate ad essere così sin dalla tenera infanzia.

L’alessitimia deriva dal termine greco “alexitimia” in cui “a” sta per “mancanza”, “lexis” significa “parola”, “thymos” è “ emozione”. Letteralmente l “alessitimia” è la mancanza di parole per esprimere le emozioni. E’ il deficit della consapevolezza emotiva che comporta l’incapacità sia di riconoscere sia di descrivere verbalmente i propri stati d’animo e quelli altrui. L’alessitimico non prova né esprime emozioni in circostanze in cui dovrebbe essere umano provarle. Il problema può rientrare in un quadro psicopatologico particolare e definito clinicamente come una “psicosi”. La mancanza dell’espressione delle emozioni può essere accompagnata anche dall’evitare il contatto fisico. Molti alessitimici infatti provano disagio ed imbarazzo nell’essere abbracciati dai familiari o dal partner.

Solitamente è l’uomo più colpito da questa patologia perché incline ad una certa ristrettezza dall’espressione emotiva. A volte il “concetto di alessitimia normativa maschile” dipende da fattori culturali. È molto diffusa la concezione erronea secondo la quale l’uomo è considerato virile solo se sa controllare e reprimere efficacemente le proprie emozioni. A lui non è consentito commuoversi. L’alessitimia è spesso una difesa inconscia tipica di persone che hanno subito traumi e abbandoni durante l’infanzia. L’“io” di un alessitimico di fronte alle emozioni si ripiega su se stesso ed evita inconsciamente qualsiasi forma di coinvolgimento. Le emozioni spaventano e destabilizzano perché su di esse non si può esercitare un controllo. Una potenziale storia d’amore viene percepita da un soggetto alessitimico come una minaccia alla propria autonomia. Scatta inconsciamente la voglia di fuggire.

Gli alessitimici sono persone molto razionali, dedite al lavoro, narcisiste, incapaci di godere le relazioni e la vita, avare. All’interno dei rapporti amorosi gli alessitimici mietono molte vittime. Molte donne cercano invano di trasformare il proprio partner alessitimico. Di fronte alla sua freddezza, all’assenza dei suoi slanci affettivi e delle sue attenzioni ne rimangono frustrate e deluse. Molte di loro fanno l’errore di trasformarsi in “mamme” dei loro partner scambiando l’amore per una sorta di “accudimento”. Ma ciò non è per niente sano. Secondo lo psicologo Paolo Crepet queste persone non cambiano. La loro personalità è troppo strutturata. La psicoterapia potrebbe essere un utile sostegno. Non sempre risulta efficace perché il soggetto alessitimico non è consapevole degli effetti della sua patologia. Per lui è normale comportarsi così. La psicologia è molto semplice ma sono le persone che non cambiano.

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