La Chigiana conquista la Cina

La Chigiana conquista la Cina
1 Giugno Giu 2018 01 giugno 2018

L'Accademia senese ospite d'onore del Festival musicale di Pechino

Nei piani quinquennali della Repubblica popolare cinese, la cultura gioca un ruolo di primo piano. Si investe senza risparmio, ed è bandito il termine protezionismo. Anzi. Uno dei momenti cult della cultura a Pechino è il festival Meet in Beijing: 130 concerti ed eventi d'arte, con 800 artisti da 19 Paesi. Un'iniziativa del China Arts and Entertainment Group, il braccio operativo del Ministero della Cultura, nel senso che dall'epoca maoista si occupa dell'organizzazione culturale. Prima era propaganda pura, ora «vogliamo offrire un beneficio alla società, qui siamo tutti stacanovisti: ma non dobbiamo pensare solo ai profitti economici», spiegano Li Jinsheng e Winston Wang, presidente e general manager di CAEG. Che in un anno organizza eventi sul territorio e ben 4mila in giro per il mondo, fra questi la tappa in Nord Corea del Balletto nazionale della Cina, due giorni dopo la visita a Pechino di Kim Il-sung.

Export per farsi conoscere ed import per apprendere dalle culture secolari: come la nostra, ad esempio. Il Paese chiave dell'edizione 2018 del Festival è infatti l'Italia che a Pechino sta facendo conoscere artisti, ma anche modelli di botteghe d'arte. Per il debutto del festival - nel parterre il Ministro della Cultura, l'ambasciatore Ettore Sequi e John Elkann - è stata invitata l'Accademia Chigiana di Siena che ha presentato cinque suoi cantanti: Anna Roberta Sorbo, Sara De Flaviis, Daniela Pini, Pasquale Scircoli e Diego Savini. Con loro, nel nome di Rossini, l'Orchestra Sinfonica di Pechino diretta da Andrea Molino e da Tan Lihua. E' stata la volta del Quartetto Noûs e del nuovo prodigio del violoncello Erica Piccotti: ragazza da tener d'occhio. Chiusura con una prima assoluta di Nicola Sani e una mostra in omaggio al pianoforte, con tanto di copia dello strumento inventato da Bartolomeo Cristofori, più altri 7 esemplari antichi e la contemporaneità incarnata da un coda Fazioli, la Maserati del settore.

L'aver posizionato la Chigiana in testa al festival sottende un messaggio: l'eccellenza italiana riposa anche nella formazione, e non solo vocale. L'Accademia senese, per anni è stata la Harvard della musica. Seguita da una fase di ristagno. Ora il rilancio con la nuova direzione di Sani. Continuano i corsi estivi con grandi docenti (Meneses, Accardo, Gatti, Devia, Ettorre, Carbonare, Sciarrino), l'attività di concerti in città dintorni e terre senesi (62 eventi in tutto), è tornato in auge il Premio Chigiana. C'è poi un'operazione tutta nuova: i corsi condivisi con università statunitensi. E quel che più ci sta a cuore, l'azione di sostegno dei talenti italiani nel mondo.

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